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2011 Nazionale Sclauzero

Il ruolo delle diverse componenti della dimensione di fragilità sulla qualità di vita (QoL) del paziente in trattamento dialitico.
P. Sclauzero 1, G. Galli1, G. Barbati2, M. Carraro1, G.O. Panzetta1
1S.C. Nefrologia e Dialisi, AOU Ospedali Riuniti – Trieste - 2S.C.Cardiologia, AOU Ospedali Riuniti – Trieste

I pazienti in dialisi presentano spesso diverse componenti della fragilità: molteplici comorbidità, disabilità, dipendenza, malnutrizione e deficit cognitivo. La fragilità, accanto ai fattori tradizionalmente considerati, incide sulla QoL in questa popolazione. Tuttavia, in Letteratura gli studi sull’argomento sono ancora rari e non conclusivi. Scopo dello studio è stato pertanto quello di verificare il ruolo delle differenti componenti della fragilità, considerata nella sua definizione di Letteratura che comprende anche le condizioni sociali, sulla QoL di questa categoria di persone. Ai 203 pazienti (età media 72.03+11.9 aa; età dialitica 42.6+55.6 mm; 126 m) prevalenti in dialisi a Trieste l’1 agosto 2010 è stato somministrato il questionario SF–36 per valutare la QoL percepita, sono state applicate le scale ADL e IADL per indagare la disabilità, il Karnofsky Index (KI) quale indice di dipendenza, lo SGA per valutare lo stato nutrizionale ed è stato analizzato lo stato sociale. Il cluster componente fisica di SF-36 è risultato pari a 39.3+10.4, quello mentale a 48.5+8.6 (scala 0-100). Il 32.5% dei pazienti ha presentato una o più disabilità (Scala ADL), il 38.4% è apparso parzialmente o totalmente non autonomo (Scala IADL); il 42.9% dei soggetti necessita di aiuto per badare a sè (KI) ed il 34% presenta malnutrizione (SGA). Il numero medio di comorbidità corrisponde a 3.04 (range: 0-8). I pazienti che vivono senza il supporto della famiglia sono il 31.5%, mentre le relazioni sociali risultano ridotte nel 44.5% dei casi. L'algoritmo della regressione lineare multipla ha dimostrato il ruolo prioritario della dipendenza (p<0.001), dello stato nutrizionale (p=0.001) e delle disabilità (p=0.005) sulla riduzione della QoL, escludendo quello di comorbidità pure apparse significative all'analisi univariata (dati aggiustati per genere, età ed età dialitica). Al test ANOVA sono risultati significativi il ruolo positivo della condizione di vita in famiglia piuttosto che in istituto o con l'assistenza da parte di badanti (p=0.002), di uno stato economico adeguato (p=0.01) e soprattutto di un'ampia integrazione sociale (p<0.001). In conclusione i determinanti individuali e sociali esaminati incidono soprattutto sulla componente fisica della QoL che risulta più compromessa di quella emotiva. I risultati ottenuti dimostrano la necessità di un approccio globale al paziente: assistenziale, riabilitativo e sociale oltre che clinico. Sono indispensabili: lo screening dei pazienti da parte dell'infermiere clinico in sala dialisi; la riabilitazione nutrizionale e funzionale; la prevenzione dell’isolamento sociale attraverso una rete coordinata di servizi socio-sanitari.