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2011 Nazionale Filipponi

La gestione infermieristica del paziente portatore di trapianto renale. Esperienza del nostro Centro
A. Filipponi, M. Felici, S. Cambio, R. Dell’Avvocato, S. Scipioni - U.O. Nefrologia e Dialisi Ospedale Provinciale Macerata

INTRODUZIONE

Il trapianto renale rappresenta oggi la terapia di elezione per la maggior parte dei pazienti affetti da insufficienza renale avanzata. In questi ultimi anni, la disponibilità di nuovi farmaci immunosoppressori ed una maggiore conoscenza dei problemi clinici hanno consentito un miglioramento dei risultati del trapianto renale che ha portato ad un notevole ampliamento delle indicazioni per cui esso dovrebbe essere proposto a tutti quei pazienti con malattia renale cronica allo stadio terminale, idonei dal punto di vista clinico. Rispetto alla dialisi il trapianto renale migliora la qualità e la durata della vita, determina una più completa riabilitazione sociale ed è più vantaggioso anche economicamente. Centinaia di migliaia di pazienti in tutto il mondo hanno ricevuto un trapianto renale dalla metà degli anni Cinquanta. Negli Stati Uniti vi sono attualmente circa 80.000 persone che vivono con un rene trapiantato funzionante. Al fine di garantire uguale accesso al trapianto ai pazienti con malattia renale terminale, i Centri periferici hanno acquisito una importanza sempre maggiore sia nell’immissione dei pazienti nelle liste trapianto, sia per il follw-up dei soggetti trapiantati. La diffusione del programma di trapianto renale alla luce di tutto questo, ha portato alla selezione di specialisti dedicati a quello che è probabilmente il settore della Nefrologia in maggiore espansione e più rapida evoluzione, per cui anche la gestione infermieristica del paziente con trapianto renale è sempre più importante, garantendo continuità assistenziale, facilitazione dei percorsi diagnostico terapeutici e semplificazione degli accessi, poichè le prescrizioni e le prenotazioni degli esami sono a carico del personale Medico ed Infermieristico.

MATERIALI E METODI

Nella nostra U.O. 4 infermieri collaborano in maniera non esclusiva, essendo anche impegnati a seguire i pazienti emodializzati, nelle gestioni dell’ambulatorio trapiantati e dei rapporti con i Centri trapianto italiani ed europei. Complessivamente vengono seguiti 55 pazienti trapiantati, 21 femmine e 34 maschi, con un’età media di 52 anni, 52 trapiantati in Italia (Centri NIT e AIRT) e 3 in Europa (Belgio, Francia, Regno Unito ) 54 di questi hanno ricevuto un trapianto renale da cadavere e 1 da vivente, 3 doppi trapianti rene pancreas. Vi sono 4 pazienti HCV positivi, ed 1 HbsAg positivo. Nel nostro Centro l’attesa media per l’esecuzione del trapianto renale è di circa due anni. Nell’arco degli ultimi 10 anni abbiamo registrato 14 decessi (6 per malattie cardiache, 5 per patologia neoplastica, 3 per vasculopatie cerebrali) con trapianto funzionante. 14 pazienti sono tornati in dialisi, (9 casi per rigetto cronico, 3 casi per rigetto acuto, 1 caso per necrosi corticale acuta, 1 caso per carcinoma renale) la durata media del trapianto renale in questi è stata di 70.8 mesi.

DISCUSSIONE

Il paziente sottoposto a trapianto renale, una volta conclusa la fase dell’intervento, ha bisogno di una monitorizzazione periodica e continua per prevenire o curare l’insorgenza di complicanze precoci e/o tardive. Per tale motivo una volta dimesso deve sottoporsi periodicamente a controlli clinici in regime ambulatoriale; si esegue così subito la prima visita ambulatoriale effettuando la medicazione della ferita chirurgica, gli esami ematochimici, virologici e tossicologici facendo particolare attenzione ai livelli della terapia immunosoppressiva. Ad ogni controllo eseguito presso il nostro ambulatorio divisionale l’infermiere:

  • rileva i parametri antropometrici (peso, altezza, BMI);
  • rileva i parametri vitali (pressione arteriosa, temperatura corporea, frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno del sangue arterioso);
  • somministra la terapia endovenosa se prevista; esegue i prelievi ematici;
  • si occupa della rilevazione del fabbisogno farmaceutico domiciliare;
  • programma le indagini strumentali e le visite specialistiche fornendo informazioni al paziente riguardo la procedura dell’esame;
  • si occupa della prenotazione della successiva visita di controllo in base alle condizioni cliniche riscontrate e all’età del trapianto.

Altri fondamentali aspetti assistenziali in particolare per quello che riguarda il processo educativo, vengono gestiti dall’infermiere. La comunicazione va adeguata al paziente, cercando di instaurare un rapporto di fiducia, che permette di agevolare il programma terapeutico. Si deve indicare al paziente il comportamento che deve assumere in particolare per ciò che concerne:

  • l’assunzione dei farmaci: bisogna assicurarsi che il paziente conosca i farmaci immunosoppressori e le modalità di assunzione considerando che vanno assunti ad orari prestabiliti e mai sospesi senza indicazione medica;
  • il corretto regime dietetico: evitare alimenti e bevande che interferiscono con l’assimilazione dell’immunosoppressore, astensione da alcol e fumo, graduale esercizio fisico, ripresa dell’attività lavorativa;
  • la prevenzione delle infezioni: sollecitare il paziente ad osservare una scrupolosa igiene orale e del corpo;
  • la conoscenza delle complicanze dovute all’immunosoppressione quali: la tossicità da farmaci (i segni più frequenti sono cefalea, insonnia irsutismo, ipertrofia gengivale, parestesie, crampi, ipertensione arteriosa, epigastralgie, diabete, disturbi gastroenterici) nonché i sintomi premonitori di malattie cardiovascolari che sono frequente causa di decesso post-trapianto e neoplasie che nel soggetto trapiantato presentano una frequenza superiore rispetto alla popolazione normale, in particolare per ciò che concerne i linfomi e i tumori cutanei.

CONCLUSIONI

Nel nostro Paese l’attività di trapianto rappresenta oggi una realtà concreta e positiva. Nel nostro Centro abbiamo cercato di fornire al paziente trapiantato un modello di assistenza più semplice e agevole, favorendo il rapporto interpersonale. Il personale infermieristico, che è a più stretto contatto con il paziente, deve essere ben preparato e pronto a rispondere a tutte le domande in modo da instaurare un rapporto di fiducia, inoltre ha il compito di coinvolgere i familiari del trapiantato nel progetto assistenziale prestandogli ascolto, fornendogli informazioni, sostenendolo psicologicamente e mostrandogli disponibilità.