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2011 Nazionale Vadori 2

Essere infermiere in dialisi: tra tecnologia e relazione con la persona straniera
S. Gremo (CPSE), G. Iannarelli (CPSE), M. Vadori (Coordinatore) Dialisi, ASLTO2 Presidio Ospedaliero “S. Giovanni Bosco” di Torino


OBIETTIVI:

  • Potenziare le conoscenze culturali, relazionali del personale sanitario sull’assistenza del paziente straniero con insufficienza renale cronica
  • Migliorare l’approccio transculturale con la persona straniera
  • Migliorare l’integrazione e la collaborazione multidisciplinare, multiprofessionale e multietnica del personale sanitario operante nella dialisi del P.O. San Giovanni Bosco di Torino

MATERIALI E METODI:

  • Ricerca Bibliografica e confronto con centro ISI territoriale
  • Evento formativo aziendale mirato e accreditato
  • Collaborazione e condivisione degli strumenti di lavoro

DISCUSSIONE:

I dati ISTAT ci dicono che la quota degli stranieri iscritti in Anagrafe all’1 gennaio 2006 sulla popolazione residente è per l’Italia pari al 4,5%, tuttavia si riscontrano forti differenze a livello territoriale, infatti, nelle regioni del Centro-Nord il peso relativo della popolazione straniera è sistematicamente più alto del valore medio nazionale, ad eccezione della Valle d’Aosta (4,0%). Il Piemonte è pari al 5%. Questa realtà rispecchia anche quella del nostro SSN e delle nostre sale dialisi. Il processo di definizione di una politica sanitaria specifica per gli immigrati è iniziato nel 1990 con l'emanazione della Legge Martelli (L. 39/90) che ha di fatto avviato politiche regionali sugli immigrati fino alle ultime modifiche introdotte con la legge Bossi/Fini (L.189/2002). L’immigrazione nel nostro paese non sembra aver alterato il quadro della salute pubblica: dagli studi effettuati sinora sulle patologie da importazione, non sono infatti emerse emergenze sanitarie, né cambiamenti di rilievo nel quadro della morbosità del nostro paese. Dal lato dell’accesso ai servizi, è evidente come molti stranieri affrontano maggiori disagi rispetto ai cittadini italiani nell’utilizzo dei servizi sanitari. A questo proposito il lavoro del gruppo "Salute e immigrazione" dell'Organismo Nazionale di Coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel): partendo da un’ analisi del fenomeno immigrazione in alcune realtà territoriali, ha segnalato le seguenti priorità operative dove impegnarsi a livello locale: formazione del personale, lettura dei bisogni, lettura della domanda, organizzazione dei servizi, flessibilità dell'offerta, lavoro multidisciplinare, lavoro di rete con un progetto “Migrazione e Salute” promosso e finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per fotografare la condizione socio-sanitaria degli immigrati nel nostro Paese. In particolare si dovrà lavorare molto sulla comunicazione e l’informazione degli immigrati: lingua e cultura differenti sono una barriera ancora da superare.

CONCLUSIONI:

La persona straniera, come risorsa umana nella realtà organizzativa della dialisi nel PO S. G. Bosco di Torino, è presente non solo nella componente del cliente esterno, ma anche nell’operatore sanitario già da un decennio. Gli obiettivi del Ministero della Salute sono quindi anche la nostra priorità nell’“assistenza e competenza quotidiana”.