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2011 Nazionale Morleo

Il diritto alla salute dei cittadini italiani e stranieri nell’ordinamento giuridico italiano
Alessandra Morleo - Socio dell’Associazione Avvocatodistrada onlus di Bologna

Nell’ordinamento giuridico italiano, la salute costituisce un diritto fondamentale dell’individuo: infatti, in base all'art. 32 della Costituzione “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il riconoscimento consolidato della Corte Costituzionale, il diritto ai trattamenti sanitari è un diritto condizionato dalla necessità di tutelare anche altri interessi parimenti meritevoli di tutela: in particolare, le esigenze di contenimento dei costi della spesa sanitaria delimitano il diritto alla salute dei cittadini, definendo quali sono le prestazioni che il Servizio Sanitario può offrire e i soggetti che ne sono i potenziali beneficiari. Nonostante tale limitazione, la Corte costituzionale1 avverte circa la necessità di salvaguardare sempre e comunque "un nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana, il quale impone di impedire la costituzione di situazioni prive di tutela, che possano appunto pregiudicare l'attuazione di quel diritto"2. Questo "nucleo irriducibile" di tutela della salute quale diritto fondamentale della persona deve perciò essere riconosciuto anche agli stranieri, qualunque sia la loro posizione rispetto alle norme che regolano l'ingresso ed il soggiorno nello Stato, pur potendo il legislatore prevedere diverse modalità di esercizio dello stesso. In materia di diritto alla salute degli immigrati, assumono rilevanza le norme del d.lgs. 286 del 1998 c.d. Testo Unico Immigrazione, contenute agli artt. 34 e ss., le disposizioni del Regolamento attuativo del testo unico sull’immigrazione (DPR 31/08/1999 n. 394) di cui agli artt. 42 e ss. e   forniti dal Ministero della Sanità con la circolare nr. 5 d l 2000. In base a tali disposizioni, se i cittadini stranieri presenti in Italia in forza di un regolare permesso di soggiorno hanno diritto di accedere alle prestazioni sanitarie al pari dei cittadini italiani, per i cittadini stranieri che soggiornano in Italia senza un regolare titolo di soggiorno sono assicurate nei presidi pubblici ed accreditati cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali ancorché continuative per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. In particolare sono garantite:

  1. le prestazioni sanitarie previste dalle norme in materia di tutela sociale della gravidanza e della maternità al pari delle cittadine italiane;
  2. le prestazioni sanitarie previste dalle norme in materia di tutela della salute del minore;
  3. le vaccinazioni obbligatorie secondo la normativa vigente;
  4. gli interventi di profilassi internazionale;
  5. la profilassi, la diagnosi, la cura delle malattie infettive.

L’individuazione delle prestazioni che spettano ai cittadini stranieri senza regolare permesso di soggiorno è fatta dal Ministero della Sanità che nella circolare nr. 5 del 2000 precisa che “sono cure urgenti quelle che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona; sono invece essenziali quelle prestazioni sanitarie, diagnostiche eterapeutiche relative a patologie non pericolose nell’immediato o nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero provocare maggior danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni, aggravamenti)”. Altro principio essenziale è quello di continuità delle cure che significa offrire all’infermo l’intero ciclo terapeutico e riabilitativo necessario per assicurare la risoluzione dell’evento morboso. Secondo la Corte Costituzionale, l’elencazione di cui all’art. 35 del Testo unico delle prestazioni che devono essere garantite agli stranieri privi di permesso di soggiorno non può ritenersi esaustiva degli interventi sanitari da assicurare "comunque" al soggetto che si trovi, a qualsiasi titolo, nel territorio dello Stato. Spetta al medico che ha in cura il paziente valutarne lo stato di salute oltre che il carattere dell’indifferibilità ed urgenza delle cure di cui questi necessita. La scelta sulle modalità con cui le prestazioni essenziali debbono essere offerte ai cittadini stranieri irregolari è affidata, invece, al legislatore regionale: in base all’art. 43 comma 8 del regolamento di attuazione del Testo Unico dell’immigrazione, le Regioni individuano le modalità più opportune per garantire che le cure essenziali e continuative previste dall’articolo 35, comma 3, del testo unico, possono essere erogate nell’ambito delle strutture della medicina del territorio o nei presidi sanitari, pubblici e privati accreditati, strutturati in forma poliambulatoriale od ospedaliera, eventualmente in collaborazione con organismi di volontariato aventi esperienza specifica. Durante la mia esperienza di Avvocato di strada, ho avuto modo di constatare personalmente quanto sia essenziale il ruolo degli organismi di volontariato nell’erogazione delle prestazioni sanitarie spettanti ai cittadini immigrati irregolari: gli ambulatori di medici volontari presenti (es. SOKOS, SALUTE SENZA MARGINI presenti nel territorio bolognese) sono strutture di primo livello che offrono ai cittadini immigrati un acceso diretto alle prestazioni sanitarie, senza bisogno di prenotazione, né impegnativa, assolvendo in tutto e per tutto le funzioni che sono proprie dei medici di base. Secondo la normativa vigente, l’accesso alle prestazioni sanitarie non può essere ostacolato dallo stato di indigenza in cui eventualmente versa il cittadino straniero: le prestazioni sono erogate senza oneri a carico del paziente qualora sia privo di risorse economiche sufficienti, fatte salve le quote di partecipazione alla spesa a parità di condizioni con il cittadino italiano. A ben vedere in gran parte dei casi l’indigenza degli utenti che accedono agli ambulatori di volontari è tale da non consentire al paziente di provvedere al pagamento del ticket: a ben vedere però le norme vigenti prevedono l’esonero totale dalla quota di partecipazione alla spesa, in analogia con il cittadino italiano, solo per le prestazioni sanitarie di primo livello, le urgenze, lo stato di gravidanza, le patologie esenti o i soggetti esenti in ragione dell'età o in quanto affetti da gravi stati invalidanti. I costi delle prestazioni erogate agli stranieri irregolari gravano sul Ministero dell’Interno (le prestazioni ospedaliere urgenti o essenziali) e sul Fondo sanitario Nazionale (tutte le altre prestazioni). Circa le modalità di registrazione e prescrizione delle cure, in sede di prima erogazione dell’assistenza viene rilasciato il codice STP (Straniero temporaneamente presente) che ha validità semestrale ed è rinnovabile in caso di permanenza dello straniero sul territorio italiano. Uno dei punti fondamentali della normativa sull’accesso degli immigrati alle prestazioni sanitarie è il divieto di segnalazione all’Autorità Giudiziaria sancito all’art. 35 comma 5 del Testo Unico che impedisce al medico, al paramedico e al personale amministrativo di effettuare qualunque segnalazione del paziente non in regola con le norme sul soggiorno agli organi di polizia, fatta salva l’ipotesi in cui dal tipo di lesioni riscontrate nel paziente non si possa ritenere che lo stesso è stato coinvolto in un reato. Tale disposizione è rafforzata dal nuovo art. 6 del d.lgs. 286 /1998 che esclude l’obbligo dello straniero di esibire i documenti inerenti il soggiorno per l’acceso alle prestazioni sanitarie. La scelta del legislatore è dunque quella di subordinare le esigenze di ordine pubblico di contrasto dell’immigrazione clandestina alla tutela della salute dell’individuo come bene primario.

Bibbliografia

  1. Sent. Corte Cost. 252 del 17 luglio 2001.
  2. Sent. Corte Cost. nr. 509 del 2000, n. 309 del 1999 e n. 267 del 1998.