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2011 Nazionale Zampieron

VIOLENZA ED AGGRESSIONE: RISULTATI DELLA RICERCA EDTNA/ERCA
Alessandra Zampieron, Rebecca Pranovi, Maria Saraiva - Padova

Introduzione

La violenza è un problema che coinvolge chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla razza, dalla situazione socio-economica, dall’educazione, dalla religione e dall’orientamento sessuale. In merito alla violenza sul posto di lavoro, essa riguarda tutte le professioni, sebbene in misura diversa, e il contesto sanitario è uno degli ambiti lavorativi più soggetti a comportamenti di violenza ed aggressione da parte dell’utenza nei confronti dei professionisti. Negli USA, nel 2004, il 14% di tutti gli incidenti sul posto di lavoro erano causati da atti di violenze e il 50% di tutte le lesioni non mortali avvenute negli Stati Uniti, causate da atti violenti ed aggressioni nei confronti dei lavoratori, si sono verificate nei settori sanitario e dei servizi sociali. Le aree a più ad alto rischio sono: emergenza extra-ospedaliera, area critica (dipartimenti di urgenza ed emergenza, sala operatoria, chirurgia, terapia intensiva e rianimazione), salute mentale e dipendenze, strutture per anziani, strutture deputate all’assistenza cronica e area materno-infantile. Gli infermieri sono colpiti per la natura relazionale della professione: è determinante il fatto di essere a contatto diretto con il paziente ed i suoi familiari, che si trovano in condizioni di vulnerabilità, frustrazione o facile perdita di controllo, con i quali si crea un rapporto caratterizzato da una componente emotiva molto forte. Lo studio presentato fa parte di un progetto di ricerca più ampio, che ha coinvolto le unità operative nefrologiche di vari paesi europei (Slovenia, Austria, Germania, Cipro, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Grecia, Svezia, Israele, Danimarca e Italia) e del Brasile, promosso dall’Associazione EDTNA/ERCA in collaborazione ad associazioni professionali nazionali.

Scopo dello studio

Il progetto generale aveva lo scopo di descrivere le strategie di prevenzione e gestione delle aggressioni e violenze nei confronti degli operatori sanitari nelle strutture nefrologiche europee, al fine di produrre linee di indirizzo per la gestione del problema. La parte presentata si concentra sui dati italiani dello studio.

Materiali e metodi

Lo studio descrittivo, quantitativo è di tipo trasversale; si è svolto nelle unità operative nefrologiche, di dialisi e trapianto italiane. Hanno completato il questionario le unità operative che hanno inviato un proprio rappresentante al Congresso Nazionale EDTNA/ERCA svoltasi a Maggio 2009. I dati sono stati raccolti attraverso un breve questionario costruito dalle Responsabili europee del progetto, attraverso revisione di letteratura. Lo strumento comprendeva 26 domande, suddivise in 2 parti principali: caratteristiche dell’unità operativa e dell’ente di riferimento; strategie di prevenzione e gestione delle aggressioni e violenze nelle unità operative o a livello ospedaliero. Ai centri partecipanti è stato specificato che i dati sarebbero stati usati in forma rigorosamente aggregata e la partecipazione avveniva su base volontaria. L’analisi dei dati è stata effettuata attraverso l’utilizzo della statistica descrittiva univariata e bivariata mediante il programma Microsoft Excel.

Risultati

In Italia ha partecipato il 20% delle unità operative (165 unità operative). Sono stati scartati preventivamente 104 questionari, perché incompleti o relativi alla stessa unità operativa. Le unità operative analizzate erano prevalentemente situate in ospedali non universitari (87,8%) e pubblici
(91,5%), e non destinate all’assistenza ai pazienti pediatrici. Le unità operative erogavano prevalentemente emodialisi (89,7%); il 46,1% erogava dialisi peritoneale, il 15,8% assisteva pazienti sottoposti a trapianto renale e il 48,5% aveva posti letto di nefrologia. Il numero medio di letti/poltrone nelle unità operative era di 18,2 (range: 2-47). Globalmente sono presenti poche strategie di prevenzione e gestione delle violenze. Solo un’unità operativa possedeva norme e procedure scritte per la gestione di questo fenomeno. Il 71,5% delle U.O. utilizza la contenzione farmacologica e il 45,2% quella fisica per la gestione delle violenze. Inoltre, nel 40,3% dei casi si dichiarava possibile impedire l’accesso in reparto a parenti o caregiver violenti. Il rapporto di incidente era obbligatorio nel 56,4% dei casi. Raramente erano presenti attività di counseling e de-briefing (11,9%), e la modulistica per la documentazione post-incidente era disponibile solo nel 9,4% dei casi. Scarso l’uso dei sistemi di allarme/antipanico (6,1%) e rara la presenza di opuscoli informativi dedicati agli infermieri vittima di aggressione (1,3%). I rari corsi per la prevenzione e gestione del fenomeno duravano in media 3,5 giorni (da 8 ore). Gli ospedali universitari non si sono dimostrati  articolarmente sensibili nella gestione del problema: nessuno di essi possiede un protocollo di gestione del fenomeno o organizza corsi di formazione e utilizzano il report dei fenomeni solo nel 5,3% dei casi. Inoltre, usano la contenzione farmacologica in modo addirittura superiore al dato generale (77,8% versus 71,5) e non distribuiscono opuscoli informativi al personale. Dato confermato anche per gli ospedali privati che però utilizzano meno la contenzione farmacologica (57,1%). Non emergono particolari differenze nemmeno se si considerano le diverse tipologie di unità operative. Negli ospedali con unità operative più grandi (maggiori ai 20 letti/poltrone) vi sono però più staff di sicurezza (54,4%).

Discussione e conclusioni

Lo studio sottolinea che in Italia, nei contesti nefrologici, la diffusione di tali strategie è ancora molto limitata, in particolare esiste una scarsa diffusione di linee guida rispetto ad altri paesi. Sicuramente, non è ancora stata applicata la Raccomandazione 8 del Ministero della Salute del 2007, che suggerisce cambiamenti da questo punto di vista. I principali limiti dello studio sono stati l’uso di un questionario sviluppato inizialmente in inglese e solo successivamente tradotto in Italiano e la partecipazione allo studio limitata alle U.O. rappresentate al Congresso Nazionale EDTNA/ERCA di Riccione, oltre alla compilazione del questionario da parte di un solo infermiere per U.O. e lo scarto di numerosi questionari compilati in modo parziale, in particolare senza indicazione dell’U.O. A tale proposito si è proposto un opuscolo informativo per il personale, attualmente presente in lingua inglese e portoghese nel sito web dell’EDTNA/ERCA: http://www.edtnaerca.org/.