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2011 Nazionale Kuhn


INTEGRAZIONE TRA COUNSELING E ASSISTENZA INFERMIERISTICA.
Il counseling nella gestione delle relazioni e delle emozioni in emodialisi
G. Kuhn - U.O Nefrologia e Dialisi, Nuovo Ospedale di San Giovanni di Dio, Firenze

INTRODUZIONE

La ricerca di strumenti più adeguati al lavoro complesso della cura e la consapevolezza dell'importanza di acquisire delle competenze sempre maggiori nell'ambito della comunicazione, sono aspetti imprescindibili per ogni professionista impegnato nella relazione di aiuto. In ambito sanitario il counseling si occupa principalmente di due aree: quella della prevenzione, e quindi della promozione della salute, e l'altra che si occupa della cura del paziente e della famiglia e del loro sostegno nell'affrontare il disagio causato dalla malattia. Come affermano Giusti e Masiello (2003), la moderna visione del management in ambito sanitario comprende due obiettivi fondamentali: “la qualità” e “l'umanizzazione”. Sempre di più si fa riferimento ad un modello biopsicosociale di salute e malattia che da una visione “riparativa” si è poi evoluta in una visione sistemica di integrazione dei vari livelli. I nuovi obiettivi della Sanità, di informare, educare, accogliere, ascoltare e prendersi cura dei cittadini, richiedono una serie di abilità che vengono utilizzate anche nel counseling. Il professionista, non è soltanto quello che sa, che possiede le capacità tecniche e le utilizza, ma deve essere anche capace di una relazione complessa di tipo tecnico, emotivo ed affettivo con la persona che sa scegliere e che condivide con lui un percorso di affiancamento reciproco. La mia esperienza personale durante i 3 anni di Master in questo senso è stata molto positiva. Ho potuto mettere in pratica le competenze che ho acquisito è ho modificato progressivamente la modalità con cui conduco i colloqui nel nostro servizio di Accoglienza. Questi colloqui sono rivolti ai pazienti che stanno per iniziare la dialisi dando loro delle informazioni rispetto al trattamento ma, e soprattutto, ascoltando e accogliendo le loro paure e i loro dubbi, mettendo cosi le prime basi della relazione con loro i loro familiari.

COS'È IL COUNSELING

E’ una relazione di aiuto che si basa sul rispetto e sulla fiducia nell’uomo e nelle sue personali potenzialità evolutive. Ha lo scopo di migliorare la consapevolezza, l’auto-conoscenza e l’autodeterminazione e ha come obiettivo, quello di agevolare l’uso delle proprie risorse personali, migliorare la qualità della vita e garantire ascolto e comprensione in uno spazio protetto e riservato. Il Counseling è una forma di intervento diversa dalle tradizionali modalità di aiuto: non è l’aiuto intuitivo spontaneo, cioè dare consigli, informazioni, agire al posto dell’altro, insegnare, poiché questi sono atti che dipendono interamente dalla competenza di chi aiuta. L’obiettivo è dunque stimolare l’autodeterminazione piuttosto che fornire dall’esterno soluzioni, che, in quanto indicate da un altro, oltretutto potrebbero non essere quelle realmente desiderate. Per questo il counseling è un aiuto complesso e un processo graduale, che richiede, oltre a conoscenze tecniche, l’acquisizione di una postura e di una disposizione personale di reale fiducia nella capacità dell’altro di rimettere in moto le proprie risorse per farcela da solo.

COME E PERCHE' INTEGRARE

La qualità di un servizio è caratterizzata dalla qualità dell'incontro tra l'operatore e il cittadino. Questa affermazione sottolinea l'importanza del nostro ruolo e delle nostre competenze nell'ambito della comunicazione efficace. Essere in grado di accogliere e di ascoltare il paziente e la sua famiglia è parte fondamentale del nostro lavoro per sostenere cosi l'utente a trovare una sua modalità di convivenza con la dialisi. Mi riferisco all'emodialisi perchè è il reparto in cui lavoro ma è ovvio, che consapevolezza e preparazione rispetto a queste tematiche sono indispensabili per ogni professionista in ambito

LE BASI DEL COUNSELING (Carl Rogers)

Quali competenze e strumenti del counseling pluralistico integrato possono essere utilizzati nella relazione con il paziente e i suoi familiari?

LA CONSAPEVOLEZZA

rispetto alle dinamiche relazionali dovrebbe essere alla base del nostro modo di accogliere e accompagnare il paziente. Essere in grado di capire quando e in che modo la mia modalità di relazionarmi può ostacolare la comunicazione e creare difficoltà nella relazione con l'altro, è il primo requisito per poter modificare ed adeguare tali modalità e quindi acquisire delle competenze specifiche come:

L'ASCOLTO ATTIVO

che si distingue dal semplice “sentire quello che l'altro dice”, in quanto consiste invece “nell'assimilare il quadro di riferimento
dell'interlocutore” (Di Fabio 1999) e nell’avere la capacità di comprensione delle idee e delle sensazioni espresse dall'altro. Non solo si fa attenzione a quello che il paziente dice (o non dice), ma anche a quello che esprime con modalità non verbali, a quello che avviene nella relazione in quel momento, per comprendere realmente le idee e le sensazioni dell'altro. Non viene utilizzato solo l'udito ma anche il senso della vista; si fa diventare ricettivo tutto il corpo per cogliere il più possibile gli aspetti non verbali della comunicazione dell'altro. La capacità di liberarsi dalle proprie abitudini di interpretazione per comprendere il punto di vista dell'altro, è indispensabile e necessita di una formazione specifica riguardante le regole della comunicazione e la propria capacità di monitorare le dinamiche interpersonali.

LA CONSIDERAZIONE POSITIVA INCONDIZIONATA O ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA

Non è sufficiente provare sentimenti positivi per il paziente, ma è indispensabile che questi vengano chiaramente comunicati. Solo cosi siamo in grado di instaurare “un legame caratterizzato da calore umano, interesse, rispondenza, grado di attaccamento emotivo chiaramente e precisamente delimitato” (Rogers, 1971). Tutte queste caratteristiche riguardanti il “sapere, saper essere e saper fare”, sono presenti quando il counselor possiede un sufficiente livello di autostima e di maturità personale per accettare l’altro nel suo essere diverso da sé. La finalità dell’accettazione è quella di facilitare la comunicazione spontanea e naturale della persona, consentire l’instaurarsi di un clima di sicurezza emotiva nel quale la persona ha la libertà di sperimentarsi. Prendere distanza da interpretazioni soggettive che tendono a bloccare la libera espressione, facilita nell’altro la possibilità di esprimere se
stesso in modo autentico. Accettare il paziente non significa condividere i suoi atteggiamenti, il suo modo di vivere, bensì accoglierlo nella sua realtà, offrendogli fiducia, con la sua dignità e unicità di persona.

CONCLUSIONI

La modalità, la frequenza e la tipologia della formazione che ognuno di noi sceglie per acquisire nuove conoscenze e nuove competenze, ha bisogno di una riflessione approfondita e realistica, basata sulla propria sensibilità, sulle proprie aspettative e sulle proprie disponibilità. Solo fare una scelta in modo consapevole darà alla persona la possibilità di trovare la sua modalità comunicativa e i suoi personali strumenti relazionali. Questo consente di lavorare con maggiore competenza e quindi anche con maggiore soddisfazione e motivazione nella nostra realtà che altrimenti, ci espone spesso al rischio di una eccessiva routine, a demotivazione o ancora peggio al burn-out. Queste competenze relazionali facilitano anche l'integrazione e la collaborazione all'interno di un team multidisciplinare con altre figure professionali come dietiste, assistenti sociali, volontari, counselor, psicologi, traduttori e mediatori culturali e questo ci consente di prenderci cura del nostro paziente in modo completo.

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Elenco siti web:
Sito AIRT, Associazione Interregionale Trapianti
<http://www.airt.it/Programmi/RegioneToscanaProgrammi.html>