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2011 Nazionale Baldini

RADICI FILOSOFICHE E TEORIE DEL NURSING: STRUMENTI DI ORIENTAMENTO NELLA PRATICA PROFESSIONALE
V. Baldini - Bologna

Introduzione

La filosofia è da sempre ispiratrice di riflessioni ed innovamento. In quale rapporto è il nursing oggi con la filosofia? Come l'essenza del pensiero può sostenere la pratica del nostro quotidiano? Quanto il pensare riflessivo può aiutare la concretezza dell'agire professionale? Il rischio nel quale si può incorrere nell'incontro con la filosofia è quello di allontanarsi dalla realtà dal vissuto di tanti professionisti che hanno compiuto e compiono, nel corso della storia come oggi, l'operazione che invece occorre fare è di costituire un'organizzazione omogenea l'origine dei saperi che si stanno studiando. Ma cosi arriva a definire comunità scientifica un gruppo? Innanzitutto occorre definire il gruppo (1). Burton R. Clark (2), professore d'educazione superiore e di sociologia all'University of California - Los Angeles, parla della storia di alcune organizzazioni non dal punto di vista strutturale ma definendo le loro imprese come saghe. Quello che si propone è di dare al lavoro l'impronta di una saga. La saga non è semplicemente un racconto, come c'insegnano gli storici; è unm racconto nel quale un particolare gruppo, in un determinato momento, ha fermamente creduto. Obiettivo di questo lavoro è discutere il ruolo sociale del gesto di cura; questo è anche il punto di possibile partenza della saga costituita nel corso della storia dell'uomo, da chi ha compiuto gesti di cura. Il momento forte che fa degli avvenimenti storici e legislativi una saga è la volontà, espressa da quanti si sono occupati di gesti di cura, di costituirsi come gruppo autentico portatore di saperi e di caratteristiche proprie. Il nucleo identificativo di una saga è costituito dalla volontà che il gruppo protagonista ha di voler attuare un processo di miglioramento, nel caso del gesto di cura quello di passare da pratica empirica ad un livello di saperi ed azioni scientificamente fondati, che s'identificano con un gruppo professionale specifico. È a questo punto che si compie un salto decisivo, il gruppo trova un motivo di coesione nelle sue diverse componenti e si decide per uno scopo comune. La saga non si compie in un arco di tempo preordinato e definito, essa si realizza nel tempo ed agisce lentamente andando ad imprimere nel gruppo la consapevolezza che quanto si realizza è un'impresa straordinaria. La saga è dunque il luogo in cui un gruppo può trovare la forza e la determinazione al cambiamento, puntando sulla coesione dell'organizzazione al fine del raggiungimento dello scopo comune; è una risorsa preziosa sulla quale fondare l'agire organizzativo. La visione della saga consente la realizzazione della coesione tra il momento della fondazione del pensiero e quello dell'agire professionale quotidiano. Il gesto di cura è lo specifico agire di un gruppo di professionisti: gli infermieri che hanno compiuto una evoluzione storica e sociale. La specificità del ruolo sociale, all'interno della visione della saga definisce la volontà di possedere qualcosa d'unico, dato dalla storia e dall'identificazione epistemologica che, in ultima istanza, costituiscono la manifestazione della consapevolezza del voler realizzare la realtà della saga, cioè dell'esistenza di una comunità professionale specifica. L'apporto che qui si vuole dare parte da una domanda: perché il gesto di cura, da sempre presente nella storia della civiltà (3), non ha assunto un ruolo ed uno status proprio prima di oggi? Quali sono le condizioni che hanno causato un così grande ritardo alla riflessione sullo stato scientifico o meglio filosofico,del gesto di cura permettendone un emergere significativo solo nella seconda metà del nostro secolo? Per rispondere a questo interrogativo si percorrerà il seguente cammino: Il gesto di cura: definizione ed individuazione del ruolo sociale specifico. L'essenza paradigmatica del gesto di cura.

Il gesto di cura, definizione ed individuazione del ruolo sociale specifico

Il curare, il garantire il proseguimento della vita sono presenti sin dai primordi della vita, animale ed umana, negli sforzi che gli esseri viventi compiono per garantirsi la sopravvivenza. Nell'evoluzione della compagine sociale troviamo il delinearsi di figure che suppliscono all'agire primario della famiglia, del clan o della tribù: è in questa seconda fase che l'elargire gesti di cura assume i caratteri di un agire proprio.
Il gesto di cura, può collocarsi come forma propria di risposta ai vari bisogni, a quelli primari con azioni finalizzate alla conservazione della vita, ma anche nell'accompagnamento nei momenti di passaggio tra i vari stadi della vita. Il gesto di cura segue l'arco dello sviluppo4 della vita e ne segue il corso parallelamente. La storia dell'assistenza infermieristica ha lo scopo fondamentale di fornire spunti per comprendere la situazione attuale e le prospettive future di una professione che si sviluppa nella duplice dimensione di erogare delle nprestazioni e di proporsi come una professionalità ben specifica nel complesso mondo del lavoro. All'interno del processo d'evoluzione del gesto di cura si sono differenziati due elementi, il prendersi cura ed il curare. Questa differenziazione appare più evidente se si guarda alla lingua inglese che utilizza il verbo to care, da intendersi come prendersi cura di qualcosa o di qualcuno, azione che implica premura ed attenzione, ed il verbo to cure, nel quale è invece implicita l'idea di guarigione, d'interventi tesi a ripristinare una continuità interrotta. Questo secondo aspetto del gesto di cura contiene la differenziazione tra quella che sarà la medicina, "(dal latino ars medicina, "arte che è propria del medico"), scienza che si occupa di curare e prevenire le malattie e di mantenere la salute" (5), la particolarità che porterà all'identificazione di una specifica figura che si occuperà invece della persona malata come centro di un processo teso ad aiutarlo a far fronte agli aspetti legati ai momenti di malattia. L'arte medica e l'arte del prendersi cura costituiscono un insieme indispensabile per il fronteggiamento della malattia e per il mantenimento di una stato di salute (6). Della medicina si è detto essere arte propria del medico, andando così ad individuare la figura professionale che si occupa di curare e prevenire le malattie; si può ora arrivare ad identificare l'azione specifica del gesto di cura
con un'altra figura professionale, quella dell'infermiere: "Funzione specifica dell'infermiera è quella di assistere l'individuo, sano o malato, per aiutarlo a compiere tutti quegli atti tendenti al mantenimento della salute o della guarigione (o a prepararlo ad una morte serena); atti che compirebbe da solo se disponesse della forza, della volontà, o delle cognizioni necessarie, e di favorire la sua partecipazione attiva in modo di aiutarlo a riconquistare il più rapidamente possibile la propria indipendenza (7).

L'essenza paradigmatica del gesto di cura

Il pensiero di Thomas Kuhn consente ora di giungere all'identificazione del gesto di cura come nucleo del pensiero e dell'agire di una comunità strutturata scientificamente . Kuhn propone una riflessione sullo sviluppo storico delle scienze, con lo scopo di rendere esplicito il fatto che esse sono "quelle indagini straordinarie che finiscono col condurre la professione ad abbracciare un nuovo insieme di impegni, i quali verranno a costituire la nuova base della pratica scientifica (8). Kuhn chiama questi eventi rivoluzioni scientifiche, definendole come elementi capaci di scuotere la tradizione. "Consideriamo qui rivoluzioni scientifiche quegli episodi di sviluppo non cumulativi, nei quali un vecchio paradigma è sostituito completamente od in parte, da uno nuovo, incompatibile con quello (9). La definizione di paradigma è chiarita dall'autore nel Poscritto del 1969: "Un paradigma è ciò che viene condiviso dai membri di una comunità scientifica, e, inversamente, una comunità scientifica consiste di coloro che individuano un certo paradigma (10) . Si propone una tavola di comparazione tra la definizione di Kuhn e la struttura scientifica del gesto di cura evidenziando che un paradigma è un modello, una prospettiva teorica, che ha delle specifiche caratteristiche. . Senza un paradigma una scienza è priva di orientamenti e di criteri di scelta: tutti i problemi, tutti i metodi, tutte le tecniche sono egualmente legittime, il paradigma ne rappresenta la guida: "i paradigmi - ribadisce Kuhn - forniscono agli scienziati non soltanto un modello, ma anche alcune indicazioni indispensabili per costruirlo. Allorché impara un paradigma, lo scienziato acquisisce teorie, metodi e criteri, tutti assieme, di solito in una mescolanza inestricabile (11). Dal paradigma di Kuhn l'infermieristica acquisisce forza e caratteristiche per giungere alla sua identificazione filosofica che si incrocia con i mutamenti delle organizzazioni che pratico il sapere proprio del lavoro di cura. Ardigò (12) individua tre paradigmi che spiegano l'evolversi del sapere biomedico: modello bio-medico scientista (d'ispirazione meccanicistica); modello medico-sociale (connessione salute-società); modello neo-scientista della ricerca genica, coniugante le scienze naturali con quelle artificiali (cibernetica). L'imporsi di questi modelli segna il passaggio a strutture sociali sempre più complesse, particolarmente in relazione alla modalità di intendere il problema salute-malattia. Il gesto di cura, identificabile con l'assistenza infermieristica, ha oggi un suo status specifico, l'elaborazione di un Codice deontologico, ed il riconoscimento legislativo (13) ne hanno creato le condizioni per lo sviluppo. Ne possiamo concludere che il riconoscimento epistemologico del gesto di cura, come sapere proprio dell'infermieristica è potuto avvenire solo oggi perché il corso della storia ha messo in atto strategie diverse (14) per rispondere al bisogno di salute-cura della persona. Si pensi, ad esempio, all'idea cristiana della malattia nel medioevo, malattia come punizione per i peccati, od alla concezione bio-meccanicista della salute propria dell'età moderna. L'affermarsi di un valore scientifico del gesto di cura erogato dalla figura infermieristica è apparso come "desiderabile (15) quando si sono create le condizioni culturali, storiche e strutturali perché esso lo diventasse (16). Questa affermazione è applicabile anche all'evoluzione del sapere infermieristico, infatti il progressivo affermarsi di un ruolo specifico per l'erogazione del gesto di cura ha evidenziato la relazione tra la sociologia delle organizzazioni, processo di professionalizzazione e sviluppo storico del gesto di cura. Occorre ricordare che il professionista dell'assistenza non può ridurre il suo agire ad una seppur importante razionalità tecnica (17) come sottolinea D'Avella "L'infermiere, nell'agire quotidiano, si trova di fronte a problemi e dilemmi  etici. Bisogna tenere conto che ogni persona è unica al mondo e la sua storia è singolarissima (18). L'agire ed il sapere professionale devono volgersi alla persona nella sua totalità e complessità e deve coinvolgere il professionista su più livelli, quello tecnico, quello psicologico e soprattutto deve suscitare l'elaborazione di risposte complesse e scientificamente impostate. La modalità che emerge come fondamentale è "la relazione d'aiuto competente (19); tale elemento inserisce il gesto di cura nel contesto dell'elaborazione di una teoria che sostenga la pratica al fine di una continua elaborazione dell'intervento da compiere. L'azione deve essere sempre accompagnata da un momento di riflessione, infatti "La riflessione nel corso dell'azione, (...) è fondamentale per l'arte mediante la quale i professionisti talvolta fanno fronte alle problematiche situazioni divergenti tipiche della pratica (20). La riflessione nel corso dell'azione diviene la conditio sine qua non per compiere un'azione professionale capace di andare oltre l'expertise tecnica. Tale dimensione può trovare spazio attraverso un agire intelligente21 che sappia proporsi al professionista come momento teoretico e pratico. Ricordiamo quindi i concetti propri dell'elaborazione teorica dell'infermieristica, quello che definiamo metaparadigma22 del nursing: uomo - ambiente - salute - assistenza infermieristica (immagine 4). L'uomo in relazione alla società/ambiente, all'infermieristica e alla salute, l'infermieristica in relazione sia alla salute che all'uomo e la salute in relazione all'infermieristica, alla società e all'uomo.

DECLINAZIONE DEL METAPARADIGMA DEL NURSING23 RIFLESSIONI CONCLUSIVE

   

Abbiamo terminato il periodo della ricerca dell'affermazione, in campo disciplinare della scienza infermieristica o della sua possibile giustificazione epistemologica: l'infermieristica è oggi una scienza, con un rapporto ben preciso tra i suoi aspetti tecnici, l'azione del pensiero e la capacità di tradursi in conoscenza. Il nursing è chiamato oggi a proporsi come percorso e sistema in grado di affrontare la continua sfida della complessità di agire come sistema rinnovatore all'interno di un sistema "sanità" che richiede cambiamenti, risparmi, risorse e contemporaneamente il rispetto della persona, dell'essere umano nella sua travagliata e complessa interezza... Le radici della filosofia sono chiamate in causa nell'affrontare i dilemmi etici della cura, del fine vita, della multiculturalità, delle priorità di politica sanitaria. Non tutto è chiaro e la nostra è una professione che non può più esimersi dall'agire proprio. Il nostro ruolo di professionisti è sottoposto a cambiamenti rapidi, azioni nuove, agite in condizioni che sono poco ancorate alla storia precedente, alla formazione avuta. Si stanno creando connessioni, linguaggi che modificano il modo di fare assistenza, lo stile di essere professionisti: complessità e cambiamento bussano alla porta del nursing. Lo strumento filosofico può aiutarci, ancora oggi, ad affrontare questa complessità senza avere 'impressione di perdere sempre qualche cosa, e magari invece permetterci scoprire, o acquisire, nuove consapevolezze, attivare nuovi paradigmi di relazione tra professionisti, e di "care" rispetto all'utenza. L'evoluzione del gesto di cura compie oggi la sua saga nella ricerca riduzione delle tensioni verso un bisogno di affermazione per dedicarsi invece alla promozione di modelli propri, e per questo autentici, di erogazione della salute nell'ambito dei servizi sanitari.

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NOTE

  1. Cfr. Baldini V., Legittimazione storica e scientifica del gesto di cura, Nursing Oggi, n. lugliosettembre, 2000, anno 5°, Lauri edizioni
  2. Burton R. Clark, "la saga organizzativa nelle istituzioni accademiche"In Le imprese come culture, Gagliardi Pasquale, (a cura di), Torino, ISEDI, 1995, pp. 67:78.
  3. Cfr. Manzoni Edoardo, Storia e filosofia dell'assistenza infermieristica, Milano, Masson, 1977.
  4. Demetrio Duccio., Tornare a crescere. L'età adulta tra persistenze e cambiamenti, Milano, Ed. Guerini e Associati, 1991, p.74.
  5. Medicina, Enciclopedia(r) Microsoft(r) Encarta(c) 1993-1997 Microsoft Corporation.
  6. Si veda: Cozzi Donatella, Nigris Daniele, Gesti di cura.Elementi di metodologia della ricerca etnografica e di analisi socioantropologica per il nursing, Torino, Colibrì, 1996.
  7. Henderson Virginia, Principi fondamentali della Assistenza Infermieristica, Roma, CNAIOS, 1969, p. 8.
  8. Kuhn Thomas., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, VI ed., Torino, 1969-1978, Einaudi, titolo originale: The structure of scientific revolutions, trad. it. Di A. Carurogo, 1962/1970, the University of Chicago, p. 24.
  9. Kuhn, op. cit., p. 115.
  10. Kuhn, op. cit., p. 213.
  11. Kuhn, op. cit. p. 138.
  12. Ardigò, Ardigò Achille, Società e salute. Lineamenti di sociologia sanitaria., Milano, F. Angeli, 1997, cap. 2 pp.38-67.
  13. Legge 26 Febbraio 1999, n. 42 "Disposizioni in materia di professioni sanitarie";
  14. Koyré Alexandre, Dal mondo del pressappoco all'universo della precisione, Torino, Einaudi ed. S.p.A., 1967 e 1992, trad. it. di Zambelli Paola, tit. orig. Les philosophes et la machine. Du monde de l'à-peu-près" à l'univers de la précision, 1961. p. 69.
  15. Koyré, op. cit. p. 70.
  16. Cfr. Dimonte Valerio, Da servente ad infermiera, Torino, CESPI, 1993.
  17. Schön Donald A., Il professionista riflessivo. Per una nuova epistemologia della pratica professionale, Bari, Dedalo, 1993, trad. it. di Barbanente Angela, tit. orig. The relflexive practitioner, 1983, Basic Books, Inc., New York, p. 49.
  18. D'Avella Odillia, Editoriale de L'infermiere n. 51/1991, Collegi IPASVI Roma.
  19. Ivi.
  20. Schön Donald A., op. cit. p. 85.
  21. Schön, op. cit., p. 77.
  22. Ruby L. Wesley, R.N., PhD, Modelli e teorie infermieristiche, Padova, SUMMA, 1993, p. 8, trad. it., Nicoletti Marisa ( a cura di), tit. orig. Nursing Theories and models.
  23. La pianificazione dell'assistenza infermieristica: analisi del processo di nursing applicato alla realtà clinica. Tesi di laurea di Cantalupo Teresa, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, AA 2004-2005.