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Congresso 2013 Guadagno

Modello pro-attivo competenze e approccio
Dott.ssa Vincenza Guadagno
Unità Operativa Nefrologia, Dialisi e Ipertensione - Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna

La privatizzazione delle cure conseguente alla crisi economica che stiamo vivendo rappresenta da un lato un vincolo insormontabile e dall’altro una possibile opportunità. Il quesito  che viene da porsi è il seguente: è ancora possibile realizzare il Sistema Universalistico dettato dall’articolo 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti?” Se la risposta è positiva, ci troviamo di fronte ad una nuova sfida, ridefinire l’intero Sistema della Salute per fare in modo che sicurezza delle cure, efficacia, appropriatezza non siano solo parole vuote, superficiali utilizzate opportunamente e private del loro significato più profondo, esse sono dei valori irrinunciabili che ogni professionista è chiamato a perseguire e realizzare. Gli infermieri giocano un ruolo fondamentale, devono intervenire efficacemente ed influenzare positivamente l’intero sistema. La professione è pronta, si modificano le organizzazioni, le metodologie, i processi, e gli infermieri, come singoli professionisti, sono pronti al cambiamento? Cambiare è un processo lungo e difficile e a volte poco visibile, ma è l’unica alternativa. Il processo di cambiamento può essere estremamente facilitato se passa attraverso lo sviluppo delle competenze. Il dibattito sulle competenze degli infermieri mai come oggi è attuale nel nostro Paese; se ne parla a livello Nazionale, nelle Regioni, nei Collegi, nelle varie Associazioni ed anche all’interno della Società Italiana di Nefrologia  e dell’ EDTNA vengono portati avanti progetti di mappatura delle competenze. La competenza non è una realtà astratta o avulsa dai vari contesti lavorativi, anzi, essa è strettamente correlata alla clinica, quindi al setting ed alle caratteristiche cliniche che presentano i pazienti. La logica però non può essere ancora quella di correlare le competenze dell’infermiere ai bisogni del paziente. Infatti, non si tratta solo di identificazione dei bisogni, di diagnosi infermieristiche, di interventi e di valutazioni, ma  è necessario fare qualche passo avanti, spostare il focus, partire da un altro punto di vista, dalla considerazione che l’infermiere partecipa alla ottimizzazione degli esiti di salute. L’assistenza infermieristica quindi è in grado di influenzare l’esito di un paziente. Accertato questo concetto, l’obiettivo diventa quello di sviluppare le competenze affinché esse siano in grado di migliorare gli esiti. Quando si parla di esiti, si fa riferimento a tutto ciò che produce salute e porta ad un miglioramento della qualità di vita:

  • Migliore autonomia possibile
  • Coping con la malattia
  • Compliance terapeutica
  • Prevenzione delle complicanze

Per raggiungere questi ed altri risultati bisogna agire sull’intero staff, sulle tecnologie, sull’organizzazione, ma soprattutto sul patrimonio delle competenze. Il percorso di sviluppo delle competenze è molto lungo, si tratta di un processo “a tendere” che si realizza nel tempo. Non termina infatti con l’acquisizione, in quanto necessita di un continuo sviluppo, consolidamento, mantenimento e soprattutto “agire le competenze”. Le competenze infermieristiche secondo il Modello  ISFOL (fig.1) si suddividono in quattro aree: tecnico professionali, di base, trasversali e tecnico  professionali trasversali e sulla base di questo modello è possibile effettuare una loro mappatura. Da che cosa partire? L’identificazione delle competenze si realizza partendo dalle caratteristiche fisiopatologiche del fenomeno di interesse (patologia nefrologica),  dalle pratiche diagnostiche, terapeutiche e assistenziali basate sulle evidenze e dalla loro attuazione nell’organizzazione (percorso), dalla evoluzione prognostica del quadro clinico e dai diversi gradi di complessità che possono essere presenti nei pazienti assistiti (comorbilità), dalle caratteristiche del contesto sociale in cui la persona si colloca. Una proposta operativa (tab. 1) è quella di definire alcune macroaree all’interno delle quali classificare le competenze e i relativi comportamenti sentinella: l’area relazionale, l’area educativa, l’area clinica e l’area organizzativa o – meglio - della presa in carico. Lo stesso strumento può essere sottoposto ai professionisti per un momento di autovalutazione. Questo modello, con tutti i limiti ipotizzabili dalle intersecazioni delle varie aree, è in grado  comunque di facilitare la lettura dei gap e di mettere in atto interventi specifici per colmarli. Attraverso la mappature si identificano le competenze necessarie, si valutano le competenze esistenti e confrontandole si riconoscono i gap formativi ed i margini di miglioramento . Questo è il momento di progettare una formazione ad hoc, strettamente collegata alla clinica. Per sviluppare competenze è necessario quindi fare una rilevazione del fabbisogno utilizzando strumenti che prevedano di identificare la “necessità” correlandola a comportamenti misurabili e osservabili chiamati comportamenti sentinella. La formazione rimane una leva strategica, purché il professionista diventi l’attore principale del suo percorso. La formazione non va più intesa nel modo tradizionale, ma nella maniera più innovativa possibile, solo così si può arrivare alla formazione che serve, legata al contesto ed alle caratteristiche cliniche dei pazienti. Dalle forme residenziali si passa ad uno utilizzo maggiore della formazione sul campo, là dove c’è il paziente. Nuove metodologie, nuovi strumenti, interattività sono tutte proposte possibili e non bisogna fermarsi di fronte alla ridotta disponibilità delle risorse. Ogni professionista è responsabile del proprio stato di formazione e quindi del proprio bagaglio di competenze e in quest’ottica l’auto apprendimento deve essere valorizzato come si evince nella tabella precedente, dove ogni infermiere può trovare i contenuti da acquisire o sviluppare, oltre ai documenti di riferimento. La valutazione è l’ultima fase del processo  che permette di stabilire quale punto del suo percorso ogni  professionista ha raggiunto: novizio, principiante, esperto o avanzato. Il modello delle competenze è stato applicato nell’Unità Operativa che coordino. In questo contesto  sono state individuate varie figure di professionisti con competenze avanzate:

  • l’infermiere case manager
  • l’infermiere degli accessi vascolari
  • l’infermiere delle lesioni
  • l’infermiere dell’ area critica
  • l’infermiere della tecnologia
  • l’infermiere  della formazione
  • l’infermiere che attua un programma di Educazione Terapeutica
  • l’infermiere che gestisce l’inserimento e il mantenimento in lista trapianto
  • l’infermiere della documentazione

Per ogni figura è stata descritta la finalità del ruolo, le funzioni e attività e le modalità attraverso le quali queste si esplicano; sono state altresì descritte le interrelazioni tra le diverse figure. L’applicazione di questo modello ha avuto un forte impatto sull’organizzazione, che pur nella quotidianità dei problemi  si riconosce per alcuni elementi qualificanti:

  • Monitoraggio e controllo dei maggiori processi
  • Cure più sicure
  • Applicazione delle prove di efficacia nell’assistenza infermieristica
  • Ricerca e formazione continua
  • Maggiore integrazione tra i professionisti
  • Riconoscimento della competenza a vari livelli: pazienti, professionisti, dirigenti…
  • Miglioramento della documentazione
  • Controllo adeguatezza dialitica come competenza infermieristica

Questo sistema nasce non dalle esigenze della persona e neanche dalle esigenze dell’organizzazione, nasce dalle caratteristiche del paziente; all’interno dell’Azienda alcune posizioni sono  sostenute da un sistema premiante, ma  i professionisti non sono motivati da quello. In questo lavoro sono state analizzate le competenze come elementi di struttura, sarebbe giusto analizzarle come elementi di processo, vedere come esitano sui pazienti e successivamente come valutare gli esiti: questo sarebbe proattivo!

 

 

Bibliografia

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