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Brintazzoli

ACCOGLIENZA DEL PAZIENTE IN EMODIALISI: IL RUOLO DEL CASE MANAGER
Silvia Brintazzoli
Emodialisi Malpighi  Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna

BACKGROUND

Nonostante il fatto che molti pazienti nella fase di insufficienza renale cronica siano noti ai reparti, circa la metà inizia ancora il  trattamento in modo acuto e senza un programma di Educazione Terapeutica. Un’accoglienza in emodialisi programmata e pianificata, può fare in modo che le persone assistite ricevano tutte le informazioni circa il trattamento e ciò che comporta, ma soprattutto siano in grado di partecipare in modo attivo alle scelte terapeutiche. I potenziali problemi connessi alla realizzazione del percorso sono sostanzialmente legati: alla scarsa comunicazione con i membri dell’ambulatorio pre dialisi; alla difficoltà di far comprendere al medico nefrologo che anche l’equipe infermieristica ha necessità di conoscere la persona prima che inizi il trattamento, poiché la compliance può anche dipendere da come è avvenuto l’ingresso in emodialisi. Infine, difficoltà nel sensibilizzare il gruppo infermieristico a lavorare in equipe.

OBIETTIVO

Migliorare l’accoglienza in emodialisi, in cui la figura del Case Manager risulti essere, assieme al paziente e alla famiglia, attore principale del percorso; in grado di garantire la continuità assistenziale e di iniziare un percorso di Educazione Terapeutica strutturato e concordato.

METODOLOGIA

L’accoglienza in emodialisi non può definirsi tale, se non si prevede di pianificare un percorso educativo alla persona assistita e al care giver, che l’accompagnerà per buona parte della sua vita in dialisi. Il progetto prevede un’analisi con relativo logigramma dell’attuale processo di accoglienza evidenziando criticità e cause. Proposta di implementazione del processo, rappresentata sempre con diagramma di flusso in cui il Case Manager, inserito in un’equipe multiprofessionale, è presente durante tutte le fasi di accoglienza (dall’ingresso del paziente in emodialisi fino al primo trattamento), mediante un percorso strutturato . Utilizzo di nuovi strumenti operativi che vadano ad integrare quelli già in uso in reparto. Indicatori di struttura, processo ed esito, che possano consentire al Case Manager di rilevare, leggere ed interpretare i dati rispetto alla qualità percepita dall’utenza.

CONCLUSIONI

Per assistere un malato cronico oggi, non è più sufficiente essere in grado di interpretare segni e sintomi o saper dializzare la persona utilizzando correttamente un’apparecchiatura da dialisi. Bisogna capire ed accettare che le persone che si affidano alle nostre cure, dovranno essere accompagnate per anni, allo scopo di garantire loro una degna qualità di vita. Occorre che il Case Manager ed il gruppo multiprofessionale crei delle solide relazioni umane nel momento dell’accoglienza. Occorre dimostrare che il gruppo si farà carico del paziente con competenza, grazie ad un percorso strutturato e condiviso. Solo in questo modo si otterrà la fiducia del paziente e gli si potranno chiedere modifiche di comportamento e abitudini di vita, allo scopo di renderlo protagonista del proprio percorso di cura.

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