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Fadini, Bano

PEDALARE IN DIALISI? PERCHE’ NO!
Alessandra Fadini 1, Bano Anna2 ,
1Coordinatore Cliniche Humanitas –Gavazzeni BG, 2 Infermiere Cliniche Humanitas –Gavazzeni BG

Introduzione

Le ore della seduta dialitica rappresentano per la maggior parte degli “uremici” una interruzione forzata delle loro attività, una zona grigia della loro vita , per altri una pausa accettata con rassegnazione, qualche ora passata con  qualcuno che si occupa di loro e in compagnia  di altri “sfortunati”: Pochi di loro riescono ad integrarla e trasformare la rassegnazione in opportunità per migliorare la qualità della loro esistenza, malgrado tutto. Ognuno di loro si sente “costretto” per quattro ore, fermo, collegato alla macchina che gli permette di vivere, ma  a fase alterna” un giorno sì e un giorno no”. Questa percezione  di staticità e passività della dialisi, si accompagna per tanti di loro ad una tendenza alla sedentarietà direttamente proporzionale all’età del soggetto ( spesso gli uremici in trattamento dialitico hanno un’età superiore ai 70 anni). La sedentarietà è influenzata e/o si associa  a disordini catabolici, con perdita  di massa muscolare, debolezza ed eccessivo affaticamento, anemia ,diabete,obesità, disturbi neurologici e favorisce l’insorgenza di altre patologie gravi come la depressione, innescando un circuito molto pericoloso , che può peggiorare lo stato di salute generale. A livello internazionale, esistono dati che dimostrano quanto l’esercizio fisico migliori significativamente la forma fisica, vari aspetti cardiovascolari e nutrizionali e la qualità della vita. Partendo da queste considerazioni, ci siamo posti l’obiettivo  di restituire ai dializzati una parte del loro tempo, dandogli l’opportunità di utilizzare la seduta dialitica per svolgere una attività fisica leggera, dimostrando che non tutto per  loro è proibito e impossibile,promuovendo autostima. Volevamo che la sensazione di benessere associata al movimento durante la dialisi potesse essere uno stimolo per proseguire una attività fisica adeguata alle proprie esigenze anche fuori della dialisi. A questo scopo abbiamo introdotto l’uso di pedaliere,una specie di cyclette da letto, molto semplici ed economiche,che appoggiate ai letti permettono di pedalare in scioltezza, senza sforzo. Pedalare stando sdraiati favorisce il ritorno venoso e il drenaggio dei liquidi dagli arti inferiori, migliorando la depurazione intradialitica,  riduce la percezione di staticità e passività, favorisce il recupero di energia vitale e  stimola la socialità ,attraverso lo scambio di esperienze.

Metodologia

Come rappresentante dell’équipe infermieristica del Centro di dialisi delle Cliniche Humanitas-Gavazzeni di Bergamo, a giugno del 2012, ho  frequentato il  corso di formazione e preparazione del personale infermieristico addetto alla dialisi "L'attività fisica nei dializzati", durante il quale l'argomento veniva trattato  sia dal punto di vista teorico che da quello pratico,  con la proposta di numerosi esercizi adatti ai dializzati ,eseguiti dai partecipanti, sotto la guida di docenti di scienze motorie.  Il corso si è concluso con l'esplicito invito a sperimentare forme diverse di attività fisica, possibili nel proprio centro, sia al di fuori che durante la seduta dialitica. Questo invito mi ha dato l'occasione di realizzare concretamente qualcosa che avevo già sentito come esigenza da tempo. Dopo aver preso in esame lo studio pubblicato sull'American Journal of Physical Medicine and Rehabilitation-  ed un altro su SIN- Nephromeet, ho portato la discussione in équipe, con il primario Dott.Mingardi Giulio e la Coordinatrice Fadini Alessandra, valutando  i risultati di studi nazionali e internazionali sull'argomento, che descrivono i benefici dell'esercizio durante la seduta dialitica. Abbiamo approfondito l'argomento partendo dai dati  riferiti a dializzati in 12 nazioni diverse, tra il 1996 e il 2004 (non c'erano dati recenti) sull'attività fisica svolta da loro regolarmente. In Italia si registrava il dato peggiore, in quanto più dell'80% dei pazienti non faceva mai, o meno di una volta la settimana, un qualsiasi esercizio fisico e che nessun Centro dialisi in Italia (tra quelli esaminati)offriva un regolare programma di esercizio durante la dialisi, mentre meno del 10% dei pazienti venivano trattati in centri con qualche programma di esercizio. A maggio del 2013 ho partecipato al campo-scuola organizzato dall'ANED con dializzati di alcuni centri lombardi, dove una parte rilevante delle esperienze è stata dedicata all'attività fisica,con la presentazione di alcune sequenze di stretching da parte di Rosangela Barbanti, fisioterapista dell'Ospedale di Vimercate, eseguite anche da alcune delle mie colleghe intervenute per l’occasione. Intanto sono proseguite le nostre riunioni d'équipe per discutere il tipo, i criteri e l'organizzazione dell'attività da proporre. Abbiamo scelto di utilizzare le pedaliere perchè l'attività risponde a tutte le esigenze: movimento aerobico , facile da eseguire,tradizionalmente accettato anche dalle persone più anziane. Avvalendoci della consulenza di un centro specializzato in articoli ortopedici e per la riabilitazione, abbiamo scelto, fra i diversi modelli in commercio, questa pedaliera che risponde ai requisiti di sostenibilità economica e agevolezza nell’uso. Sono state aquistate 4 pedaliere da far ruotare su 13 posti ( considerando che non sempre e non da tutti vengono utilizzate) nelle prime due ore come consigliato dagli studi svolti. Per la rilevazione dei parametri ho realizzato una scheda su cui riportare:  data, PA e FC iniziali e finali e durata dell'esercizio. Dopo aver stabilito  con l'équipe medica a quali soggetti proporre l'attività (abbiamo escluso i pazienti con forte instabilità emodinamica  e con evidenti limitazioni funzionali in seguito a emiplegie o amputazioni) e aver avuto l’approvazione della direzione sanitaria, ho sottoposto ad un sondaggio i nostri utenti per valutarne il gradimento, insieme a prove pratiche per testarne la validità. Al termine di questo periodo di preparazione e "prove tecniche",  abbiamo organizzato l' incontro periodico, a giugno del 2013 con i dializzati, i loro parenti e noi operatori come momento di educazione e verifica sull'argomento dell'attività fisica,con la partecipazione della Dott.ssa  Abati Anna Maria, fisiatra del nostro  centro di riabilitazione. Per l’occasione  ho realizzato un opuscolo con la descrizione e le indicazioni di alcuni esercizi  svolti poi insieme ai presenti. Abbiamo infine presentato la proposta, che è stata accolta favorevolmente dando così inizio all'esperienza. Prima di iniziare l'attività l' infermiera/e si assicura  che il paziente  non abbia sintomi di malessere, colloca correttamente l'attrezzo e aiuta il suo paziente ad assumere la posizione corretta, controlla i parametri vitali, lo stato generale e la sicurezza degli accessi vascolari.Durante l'esercizio controlla con discrezione il paziente e gli accessi vascolari per mantenere la sicurezza. Durante (se ritiene opportuno)  e al termine  ricontrolla i parametri vitali e lo stato generale del paziente riportando i dati sull'apposita scheda. Ogni infermiera/e segue il gruppo di dializzati che le/gli  sono stati affidati  ed insieme a me, referente dell’attività, si valutano le variazioni del programma.

Risultati

Durante l'intervista e le prove preliminari ai dializzati, c'è stato un ampio consenso alla proposta,andando oltre le nostre aspettative. Stiamo raccogliendo i dati che ci potranno dare in prospettiva l’evoluzione dell’esperienza, sia in termini di partecipazione che di risultati clinici. Per ora i dati raccolti ci permettono di dire che a distanza di un anno dall'inizio, partendo da un campione di 26 dializzati, circa il 42% svolge l’attività con buona regolarità, rispettando l’indicazione iniziale, per quanto riguarda la durata dell'esercizio, che è di 30' con pause brevi ogni 10', mentre il 25% ha progressivamente aumentato la durata fino ad un’ora,  alcuni con pause , altri consecutivamente, senza  peraltro presentare sintomatologia. La restante percentuale è occupata da pazienti che successivamente sono esclusi per complicanze della loro malattia. Merita di essere citato il caso di un dializzato, età superiore a 70 aa,con importanti episodi di instabilità pressoria, patologia vascolare grave, laringectomizzato,( quindi da escludere in base alla tipologia da noi concordata) , che ha richiesto insistentemente di poter svolgere l'esercizio. Reclutato con tutte le precauzioni e i controlli del caso, non ha mai presentato durante l'attività , sintomi che potessero giustificarne la controindicazione, anzi abbiamo verificato i benefici sia per quanto riguarda i parametri vitali, sia dal punto di vista psicologico. Infatti il paziente, che ha difficoltà anche nella deambulazione e vive solo,pedalando durante la seduta  si concede un piacevole diversivo,  sentendosi sicuro e protetto. Partendo dal presupposto che questa è un'attività facoltativa e che ogni dializzato deve accoglierla come piacevole opportunità e non come dovere, alcuni di loro non la fanno con regolarità, ma a volte raccolgono l'invito dei loro "vicini" e questo crea a volte complicità, altre volte una sana competizione  e più in generale si sente nel centro un'atmosfera più rilassata e ludica. Con l'introduzione di questa pratica, si è un poco diffusa l'esigenza di trovare un modo di fare esercizio fisico durante la seduta, anche per chi ha limitazioni nel pedalare. Questo significa progetti futuri che possano coinvolgere anche il centro di riabilitazione e soprattutto questa esigenza dimostra che anche semplici proposte che si concretizzano , possono favorire cambiamenti nello stile di vita dei dializzati .

Conclusioni

Come attività facoltativa  "pedalare in dialisi" deve essere sentita  come un piacere e non un dovere, abituando i dializzati all'autocura , anche attraverso l'esercizio fisico extradialitico e può diventare un piccolo pretesto per ripensare alle possibilità e non solo ai limiti imposti dalla malattia.

Bibliografia:

  1. SIN-Nephromeet  "L ‘esercizio fisico nella malattia renale cronica”