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Poloni/Calabria/Piccinini/Milesi/Minì/Capoferri 2014

L’intensità assistenziale infermieristica a fronte delle nuove tecnologie dialitiche
Tiziana Poloni, Claudia Calabria, Fabiola Piccinini, Evelina Milesi, Giovanna Minì, Rosalba Capoferri.
U.O.C. Nefrologia e Dialisi, NephroCare, Ospedale Bolognini, Seriate, Italy,

Introduzione

I sofisticati dispositivi di controllo e di profiling dei nuovi sistemi di dialisi hanno migliorato l’efficienza e la sicurezza della terapia emodialitica, ma richiedono considerevoli capacità e competenze infermieristiche per la gestione dell’attività dialitica. La nostra U.O. è strutturata con una Unità Centrale per acuti e cure intensive con medici Nefrologi e 5 Unità periferiche (CAL/CAD) gestite da Infermieri e connesse centralmente in rete con un database clinico (EuClid) e un sistema informatizzato di gestione dati (TDMS). Oltre alle attività routinarie (connessione / disconnessione del circuito extracorporeo, ecc. ) gli Infermieri svolgono diverse mansioni correlate alla gestione in rete dell’attività dialitica   e operano direttamente sul sistema paziente/macchina gestendo e monitorando i diversi devices che rilevano la composizione corporea (peso secco), assicurano la stabilità emodinamica intradialitica, l’efficienza depurativa del trattamento e il raggiungimento di elevati volumi convettivi in on-line HDF (Fig.1).

Scopo dello Studio

Valutare l’impatto della nuova tecnologia su:

  • ruolo e intensità assistenziale infermieristica in sala dialisi
  • tolleranza e sicurezza dei trattamenti
  • percezione dei pazienti dei vantaggi psico-fisici ottenuti

Metodi

L’impatto della nuova tecnologia sull’intensità assistenziale è stato valutato in un mese di attività in 204 pazienti cronici delle nostre Unità di Dialisi (65% in on-line HDF e 35% in high-flux HD) per un totale di 2535 sedute monitorando gli interventi infermieristici, suddivisi in:

  1. Interventi di controllo dell’apparecchiatura e dei devices e regolazione dei parametri di trattamento
  2. Interventi clinici per sintomatologia dei pazienti (ipotensione, crampi, accesso vascolare etc).

Un questionario di 22 domande relative a qualità della vita, benessere soggettivo e percezione della qualità dell’assistenza ricevuta (KDQOL-SFTM1.3) è stato sottoposto ai pazienti per valutare i vantaggi psico-fisici ottenuti dalla tecnologia applicata.

Risultati

  • Gli interventi infermieristici extra-routine in totale sono stati relativamente scarsi :  1364 per motivi clinici (49%, 7.0 ± 2.9 paziente/mese ) e 1433 per controlli/regolazioni (51%, 7.3 ± 1.3 paziente/mese)  con una frequenza rispettiva per seduta di 0.54 e 0.56 interventi (Fig.2).
  • La maggior parte degli interventi clinici sono stati per cause di scarso rilievo clinico. Tra quelli impegnativi i più frequenti in percentuale sono stati quelli per malfunzionamento dell’accesso vascolare e per ipotensione intradialitica (Fig.3).


I risultati del questionario, compilato da 195 pazienti, quantificati con uno score medio su una scala da -5 a 5 derivato dalle risposte alle 22 domande, hanno evidenziato una buona consapevolezza dei vantaggi delle nuove tecnologie e una miglior tolleranza al trattamento da parte della maggioranza dei pazienti (Fig.4).

 

Conclusioni

La nuova tecnologia applicata ai sistemi dialitici sembra ottenere una migliore efficienza e sicurezza del trattamento, percepite appieno dai pazienti. Il lavoro infermieristico è facilitato dall’automatizzazione delle funzioni di feed-back dei nuovi devices, ma richiede più approfondite conoscenze ed esperienza nella gestione del sistema dialitico, pienamente acquisibili in non meno di un anno di addestramento.