Stampa

Congresso 2013 Dordoni

Il mondo degli operatori, il mondo del paziente di fronte all'evento malattia cronica ed ai suoi trattamenti.
Giordana Dordoni,  - Psicologa Dipartimento Salute Mentale - Piacenza

La malattia renale,come tutte le malattie croniche, presenta due momenti di grande stress per il paziente:la diagnosi e la terapia. Gli ultimi studi sulla psicologia delle patologie croniche evidenziano due momenti focali che richiedono grande attenzione da parte degli operatori sanitari:la comunicazione della diagnosi e l’educazione terapeutica del paziente. Il “curare” ha così lasciato il posto al “prendersi cura”del paziente in un rapporto “partenariato”e dinamico di accompagnamento da parte dell’operatore dal momento diagnostico,alla terapia conservativa fino alla terapia sostitutiva ed all’eventuale trapianto.Pertanto la relazione curante - curato cambia,diventa pedagogica e trasforma il curante in “educatore curante” ed il paziente passa dallo stato di “oggetto di cura” a quello di “soggetto della propria salute”. Le paure che alla diagnosi affollano la mente del paziente si possono individuare soprattutto nella paura del futuro e della morte,la paura per il sentimento di perdita dell’integrità dell’immagine di sé (intesa come identità corporea e psicologica) e la paura per la perdita delle proprie abitudini e delle proprie attività professionali e sociali. Queste paure devono trovare da subito nell’operatore sanitario ascolto  partecipe, comprensione,  rassicurazione, razionalizzazione ed informazione nell’ambito di una relazione empatica.;relazione che favorisca nel paziente il superamento delle difese psicologiche che inizialmente gli consentono i di far fronte al disagio emotivo. Le difese psichiche che si rilevano più facilmente nel paziente affetto da I.R.C. vanno dalla negazione della malattia e quindi la ricerca dello specialista che disconfermi la diagnosi o a comportarsi da”sano” con distacco e coartazione emotiva e conseguente scarsissima compliance alla terapia; alla rabbia o aggressività rivolta a se stesso con accentuazione di atteggiamenti ipocondriaci o psicosomatici o rivolta verso altri, individuati come persecutori esterni. Curanti o familiari fatti bersaglio di richieste continue di assistenza (questa fase è solitamente caratterizzata da grande ansia); alla regressione caratterizzata da atteggiamenti di passività o di delega come se abdicasse alla cura di se stesso e si ritirasse anche emotivamente (questa fase è solitamente caratterizzata dalla depressione); fino all’accettazione in cui si crea un certo equilibrio tra la realtà ed il desiderio di cambiamento della stessa in cui si accettano i limiti della malattia e si agisce la ricerca di una qualità di vita ugualmente soddisfacente. All’inizio della terapia sostitutiva nuove paure si fanno strada nella mente del paziente:paura del dolore (fistola,catetere,attacco-stacco,riempimento–svuotamento), paura della perdita dell’immagine di sé e della propria sessualità (specialmente nei giovani pazienti con catetere peritoneale), paura per la diminuzione dell’autonomia e la dipendenza dalla macchina o dagli operatori sanitari. L’ educazione terapeutica svolge un ruolo preminente nell’accompagnamento alla dialisi che deve essere un percorso volto a trasformare  il paziente compliant in un paziente concordante fornendogli strumenti di cura e sostegno psicologico.

Bibliografia

  • Stefano Beccastrini ,Competenze comunicative per gli operatori della salute,Centro scientifico editore,2000