Stampa

Congresso 2013 Zito

Misure per le Infezioni da Enterobatteri resistenti ai Carbapenemi nelle Unità di dialisi
Maria Pia Zito - Infermiere Nefrologia, Dialisi e Trapianto Policlinico S.Orsola - Malpighi, Bologna

Introduzione

Gli Enterobatteri sono germi che normalmente fanno parte della flora intestinale ma che, in condizioni particolari, possono provocare infezioni anche gravi. Alcuni sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici a disposizione, rendendo molto difficile trovare una terapia efficace. La resistenza degli enterobatteri ai beta-lattamici è in costante aumento; in particolare sono ampiamente diffusi i ceppi produttori di beta-lattamasi a spettro esteso; sono in crescita anche le segnalazioni di enterobatteri resistenti ai carbapenemi in particolare alla Klebsiella pneumoniae. La resistenza a questa classe di antibiotici può essere determinata dalla produzione di carbapenemasi, beta-lattamasi di classe A (KPC) o di classe B (metallo beta-lattamasi MBL).  I pazienti più a rischio di sviluppare un infezione da KPC sono quelli esposti a dispositivi come i ventilatori, i cateteri intravascolari e i pazienti trattati a lungo con antibiotici, immunodepressi e quindi pazienti con insufficienza renale.

Epidemiologia

A settembre 2011: segnalazione dalla Francia e da Malta di casi di infezioni da CPE, in strutture ospedaliere in pazienti provenienti dalla Libia. In Europa la prevalenza di isolamento da campioni di infezioni invasive di ceppi di K.pneumoniae resistenti ai carbapenemici (KPC) è intorno <1%, nel 2010. Ultimi 10 anni: incremento di casi o focolai di infezioni da CPE in molti Paesi del mondo (Stati Uniti d’America, Israele, Porto Rico, Colombia, Grecia e sub-continente indiano) in strutture assistenziali di CPE trans-frontaliera: descrizione di casi importati dagli U.S.A in Francia ed Israele.

 

Dati italiani % CPE – EARSS-net: In Italia la frequenza per KPC è aumentata dall’1,3%, nel 2009 al 15% nel 2010. L’Italia si colloca al secondo posto come maggiore frequenza di KPC, subito dopo  la  Grecia (25-50%)

Protocollo di sorveglianza

I malati colonizzati o infetti sono stati  isolati in una camera singola. Il personale e i visitatori indossano guanti e sovra camice ad ogni contatto. Sono utilizzati dispositivi medici ed altri presidi monouso, quando non è stato possibile si sono lavati con disinfettanti e con soluzioni a medio/alto livello prima di utilizzarli su altri malati. E' stata attivata  la pulizia frequente  e la  disinfezione di superfici e oggetti  particolarmente di quelli in prossimità del malato e la sanificazione dell'igiene ambientale dopo l'uscita del paziente dalla sala dialisi prima dell'ingresso di altri pazienti. Nella cartella del paziente ricoverato in altre U.O.  viene riportato la positività per permettere l'isolamento del paziente anche durante la degenza. Al paziente viene rilasciato un opuscolo con le informazione per i pazienti portatori e ai loro familiari sui comportamenti da mantenere al proprio domicilio redatto dalla Regione Emilia Romagna. Informazioni dettagliate vengono date anche al personale addetto al trasporto con ambulanze o pulmini dei percorsi da seguire e cambio lenzuola e plaid quando si accompagna il paziente in sala dialisi. Tutto ciò ha portato a controllare ed evitare la trasmissione. La sorveglianza attiva su tutti i pazienti identificati come contatti a seconda della strategia utilizzata, deve essere eseguita sino a quando non vi sia sufficiente evidenza che nel reparto (degenza o sala dialisi) la trasmissione sia stata interrotta. Vengono rispettati quindi i seguenti criteri:

  1. nessun nuovo caso di colonizzazione/infezione da 3 settimane
  2. o adeguato isolamento di tutti i casi che sono stati degenti nel reparto durante le ultime 3 settimane.

 

Risultati

La resistenza ai carbapenemi in Klebsiella peneumoniae (ceppi produttori di KPC),la cui diffusione rappresenta la principale minaccia nel campo dell’antibiotico-resistenza, ha fatto registrare nel 2012 una riduzione significativa (-10%), da mettere in relazione all’applicazione del protocollo dell’Agenzia Sanitaria Regionale indirizzato alla sorveglianza e alla prevenzione della diffusione degli enterobatteri produttori di carbapenemasi. L’U.O. di Microbiologia, nell’ambito della sorveglianza attiva (individuazione dei pazienti colonizzati) nel 2012 ha ricevuto oltre 8500 campioni da pazienti ricoverati nel Policlinico S.Orsola e ha identificato la presenza Klebsiella KPC nel 4.5% di essi.

Conclusioni

 Nella nostra Unità abbiamo avuto 6 pazienti portatori di KPC, una è deceduta  e due si sono col tempo negativizzati. E' stato necessario un impegno culturale per la conoscenza di queste infezioni e migliorare la gestione. I Coordinatori di ogni unità operativa sono stati sensibilizzati affinché ogni Operatore Sanitario partecipi ai seminari e gli aggiornamenti organizzati dall'azienda S. Orsola-Malpighi nell'arco dell'anno 2012 e 2013.

Bibliografia

  1. Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale dell’Emilia-Romagna. 2010. Compendio delle principali misure per la prevenzione e il controllo delle infezioni correlate all’assistenza Progetto INF-OSS – CCM.
  2. CDC. 2009. Guidance for Control of Infections with Carbapenem-Resistant or Carbapenemase- Producing Enterobacteriaceae in Acute Care Facilities.
  3. Gupta N, Limbago BM, Patel JB, Kallen AJ. 2011. Carbapenem-resistant enterobacteriaceae:epidemiology and prevention. Clin Infect Dis 53:60-7.
  4. F.Tumietto “Enterobatteri produttori di Carbapenemasi ed infezioni correlate all’assistenza: il significato della  sorveglianza e l’intervento clinico. Seminario Azienda S.Orsola-Malpighi – Bologna 2012-2013