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Congresso 2013 Benedetto

COSA METTO NEL PIATTO. L'ADERENZA TERAPEUTICA E DIETETICA (DEL PAZIENTE) IN DIALISI PERITONEALE
M.T. Benedetto**,  A.Selvi* F. Pasticci*, A. Zuccalà***
U.O.C. Nefrologia e   Dialisi - AULS n 2 dell'Umbria, **U.O.C. Nefrologia e Dialisi - Imola

Introduzione

L’educazione alimentare rappresenta un importante aspetto nell’ambito dell’addestramento del paziente in dialisi peritoneale.  Nonostante il training iniziale del paziente e il rinforzo mensile in occasione delle analisi di controllo, il risultato in termini di controllo del fosforo sono deludenti e i pazienti stessi hanno richiesto un intervento mirato. Lo staff del servizio di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale di Imola, con il supporto di una ditta sponsor,  ha organizzato un incontro interattivo dedicato ai pazienti in dialisi peritoneale trattati presso il centro e finalizzata ad una migliore gestione della fosforemia.

Metodologia

Per l’incontro, aperto ai pazienti e loro familiari, è stato identificato un ristorante che avesse la disponibilità di un’ampia cucina nella quale poter fare interagire direttamente i pazienti ed i loro familiari con alcuni cuochi, precedentemente sottoposti ad una adeguata formazione.  La totalità (4 maschi più 4 femmine) di pazienti  in trattamento con dialisi peritoneale hanno afferito al progetto; con essi erano presenti i rispettivi familiari; infine altri 3 pazienti in dialisi extracorporea hanno aderito volontariamente. I dati anagrafici e i risultati delle fosforemie negli ultimi 3 mesi sono riportati nella tabella 1. 

Tabella 1: dati generali dei pazienti

Sesso

11 (6 F - 5 M)

Età media anni

63 (47-81)

Età dialitica in mesi

72 (6-348)

BMI (kg/m2)

25,8 (22,3-32,4)

Fosforemia mg/dl (media degli ultimi 3 mesi)

5,95 (3,9-8,2)        

Nella prima parte della giornata il nefrologo del centro ha tenuto una lezione sull'importanza del controllo del fosforo evidenziando cause e conseguenze della iperfosforemia; successivamente la dietista esterna, individuata sulla base di una pregressa esperienza in quest’ambito, ha interagito con i presenti spiegando come controllare l'apporto dietetico e il corretto uso dei chelanti. Infine sono state sperimentate con il cuoco ricette alternative, appositamente rielaborate per ridurre l’apporto di fosforo senza penalizzare il gusto.

Risultati

I risultati del grafico si riferiscono alle risposte corrette ad un questionario di conoscenza distribuito all’inizio e alla fine dell’intervento.

In particolare, questo progetto, nato dalla necessità di intervento sulla gestione della fosforemia, argomento di estrema attualità per le ben note ricadute in termini di morbosità e mortalità nel paziente nefropatico, ha dimostrato nell’immediato buoni risultati. In particolare preme sottolineare il cambiamento registrato nella ultima domanda: di chi è al responsabilità del controllo del fosforo? Da un iniziale 55 % si è passati al 91 % dei partecipanti che ha correttamente riconosciuto come il controllo sia un compito del paziente. Attendiamo perciò fiduciosi i risultati della fosforemia nei prossimi 3 mesi per il confronto.Conclusioni. La malattia renale è una condizione che, in ogni sua fase, richiede la partecipazione attiva del paziente nei confronti della cura. Per essere in grado di gestire la malattia, prendersi cura di sé e collaborare al meglio con il personale di assistenza il paziente, il partner e/o le persone a lui significative necessitano di interventi educativi mirati alla comprensione del trattamento. Un dovuto ringraziamento alla ditta sponsor per il supporto organizzativo

Bibliografia

  1. Educazione terapeutica dei pazienti.  Anne Lacroix e Jean Fhilippe Assal, Edizioni Minerva Medica
  2. Compliance, adesione, aderenza, i punti critici della relazione terapeutica. Giuseppina Majani, McGraw-Hill