Stampa

2009 Nazionale Pegoraro

Metodica di puntura “Buttonhole” della FAV Sintesi di due anni di attività
Marisa Pegoraro - EDTNA-ERCA Filiale Italiana

L’attività divulgativa iniziata nel 2007, si conclude alla fine del 2008. I dati riferiti all’attività e alla percezione della metodica sono qui sinteticamente esposti. L’attività divulgativa si è svolta con modalità diverse, utilizzando vari canali:

  • incontri finalizzati all’informazione del personale nel singolo centro,
  • incontri di formazione ECM (educazione continua in medicina) organizzati dall’Associazione EDTNA-ERCA,
  • attività formative ECM organizzate con gli uffici di formazione delle ASL specifiche
  • incontri informativi/formativi, non certificati, organizzati dai referenti aziendali Nipro-Italy, ai quali sono afferiti operatori di più centri, per singolo evento. 

 

Il totale dei centri che sono venuti direttamente a conoscenza della tecnica sono stati più di 50. Il numero dei centri che hanno applicato la tecnica almeno un paziente, al momento della raccolta dati, sono 30. Insieme al protocollo applicativo della metodica i centri sono stati invitati a compilare due questionari uno per i pazienti ed uno per gli infermieri, entrambi da far compilare dopo 3/6 mesi di applicazione della metodica. Inoltre è stata fornita una griglia di raccolta dati circa i tempi di utilizzo dell’ago smusso e le problematiche incorse. Complessivamente hanno fornito dati 10 centri per un totale di circa 50 pazienti e 50 infermieri. Segue una sintesi grafica delle domande e le relative risposte. L’obiettivo della griglia di raccolta di dati era quello di evidenziare delle aree di criticità iniziali e a metodica avviata. Benché il campione sia numericamente limitato, è rappresentativo di realtà esplicitate anche con altre modalità (telefonate, e-mail). I dati qui raccolti non sono da considerarsi esaustivi, ma piuttosto indicatori di aree che possono essere ulteriormente indagate con sondaggi più analitici e che tengano conto di alcune variabili cruciali ai fini dei risultati attesi.

Questionario pazienti

1) ha rilevato delle differenze da quando punge la sua fistola con il metodo di puntura ad occhiello


2) se ha risposto sì, le differenze, in generale e per lei nello specifico, sono

 
 
3) da quando punge con questo sistema, quanto dolore prova quando vengono messi gli aghi (1 poco, 6 tanto)
 

4) secondo lei con questo sistema, rispetto a prima, il dolore è

 

5) il tempo di emostasi, stop sanguinamento, dopo che ha tolto gli aghi, alla fine della dialisi è: 

6) le pare che la sua fav funzioni bene come al solito in questi ultimi mesi?

7)  se ha risposto NO, quali problemi ha avuto.

  1. Arrossamento
  2. Problemi di flusso
  3. Dolore a casa
  4. altro

Una sola risposta ricevuto per i NO : “sento meno il fremito”

Questionario per gli infermieri

1) Ti pare che il paziente abbia beneficiato dell’adozione di questo nuovo metodo di puntura della fav?

2) Se sì in quali aspetti – indica con numeri progressivi (ammesse più risposte)

  1. minore dolore
  2. minore ansia
  3. migliore estetica
  4. maggiore autonomia 


3) Ti pare che il servizio infermieristico abbia beneficiato dell’adozione del protocollo di puntura ad occhiello della fav

4) Se sì in quali aspetti – indica con numeri progressivi

  1. minori problemi alla fistola (ematomi, flussi)
  2. incanulazione più facile
  3. minore tensione emotiva
  4. pazienti più autonomi
  5. minori tempi di emostasi 


5) Quanto è stato difficile attuare in pratica il protocollo, nella prima fase di creazione dell’occhiello? (1 = poco , 6= tanto)

6) Indica con numeri progressivi gli aspetti, che sono stati più problematici dell’adozione del protocollo, nel tuo servizio:

  1. di avere la stessa persona nello stesso turno per 2 settimane
  2. di trovare i siti di puntura giusti
  3. di convincere il paziente
  4. di condividere l’esperienza con i colleghi
  5. di creare/modificare la modulistica infermieristica 

 

7) La consiglieresti anche ad altri centri 

8) Perché

SI:

  • molti vantaggi per il paziente:
    • meno dolore,
    • meno ansia,
    • migliore estetica
  • molti vantaggi per l’infermiere
    • meno errori,
    • fistole difficili, che diventano facili da incanalare
    • nuovo stimolo per la qualità del lavoro

DIPENDE :

  • necessita avere del personale dedicato e disposto ad insegnare agli altri,
  • necessita dover iniziare con un numero limitato di pazienti selezionati,
  • necessita informare i pazienti,
  • necessita dover dedicare un certo tempo alla rimozione della crosta
  • ci sono delle difficoltà nell’uso dell’ago smusso.

NO: (risposte provenienti da un solo centro)

  • clima organizzativo e comunicativo è fondamentale
  • malcontento del personale non direttamente coinvolto, o stress relazionale all’interno del gruppo.

Dati della griglia operativa: 

Difficoltà iniziali:

  • difficile reperire i siti 20%
  • difficile rimuovere le croste 60%
  • difficile mantenere l’angolo di inserzione20%
  • perdite ematiche durante la dialisi 20%
 

Uso dell’ago smusso dopo quante incannulazioni con ago tagliente?:

6 a 8 incannulazioni

20%

da 9 a 20

40%

più di 20

20%

mai usato ago smusso 

 20%

 
 
 
Tempi di emostasi post dialisi (min):
 

 < a 3’

40%

 Da 3 a 5’

40%

 > a 5 ‘ 10’

20%

 

Difficoltà in corso di applicazione

uso dell’ago smusso

80%

difficoltà a rimuovere le croste

20%

cambio siti

20%

segni di flogosi

2,5%

Modalità usata per rimozione delle croste: impacco e ago sterile

Metodica di puntura ancora in uso nei pazienti iniziali

Conclusioni

La tecnica di puntura è stata molto bene accolta, piace ai pazienti e agli infermieri. Ai pazienti perché limita il dolore e l’ansia dell’incannulazione, mantiene una migliore estetica dell’arto, crea meno ematomi. Agli infermieri piace per gli stessi motivi, ma con priorità diverse: meno problemi nelle fav difficili, meno errori di incannulazione, meno stress emotivo, percezione di “fare un buon lavoro” e salvaguardare meglio l’accesso ed il paziente, nel tempo. Le aree in cui si sono evidenziate delle problematicità sono:

  • l’area “relazionale” nel gruppo infermieristico. Più marcata dove il coordinatore o il medico non hanno particolarmente appoggiato la sperimentazione, completamente assente, o molto lieve, dove vi è stata una sinergia di comportamenti, si sono codificati le procedure, e la rotazione degli eventi.
  • l’area “tecnica” riferito all’uso dell’ago smusso e alla rimozione della crosta. La rimozione della crosta ha dovuto affrontare una barriera comportamentale strutturata, ma, sostenuta da un razionale scientifico evidente ed imprescindibile, è stata poi facilmente superata. L’uso dell’ago smusso ha incontrato delle difficoltà operative perché necessita di una diversa manualità e tempistica operativa nell’inserzione dello stesso. Non tutti i centri hanno beneficiato in tempi reali del suo utilizzo, date le scarse forniture disponibili, per cui hanno continuato la metodica con gli aghi taglienti.

L’utilizzo del “sistema biohole” non ha potuto essere indagato perché al tempo dell’inizio della divulgazione non era ancora certificato CE. I pochi centri che hanno in seguito beneficiato del sistema fin dall’inizio dell’applicazione della metodica, non hanno riferito problemi nell’uso dell’ago smusso. Le aree in cui emerge la possibilità di ulteriore implementazione sono:

  • l’area informativa/formativa ai centri che decidono di iniziare l’applicazione della metodica, continuando con gli incontri informativi e sostenendo l’implementazione di una adeguata modulistica;
  • l’area tecnica migliorando le disponibilità quantitative dell’ago smusso, da inserire nei “service” attivi nei vari centri in alternativa agli aghi taglienti, che del sistema biohole in toto.