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2011 Nazionale Sbragia

LA TERAPIA NUTRIZIONALE CON PRODOTTI APROTEICI NELLA MALATTIA RENALE CRONICA:
IL PUNTO DI VISTA DEL PAZIENTE E IL RUOLO DELL’INFERMIERE
Sbragia, L. Cavallini, A. Rossi, M. Guerra, M. Innocenti, D’Alessandro, A. Cupisti
Divisione di Nefrologia, Dipartimento di Medicina interna, Università di Pisa

Una corretta terapia nutrizionale della malattia renale cronica ha un ruolo cruciale per rallentare la progressione verso la dialisi e per la protezione cardiovascolare: la dieta ipoproteica, ipofosforica, normocalorica è fondamentale, ma trova difficile applicazione anche per difficoltà organizzative e per la carenza di dietisti dedicati. L’infermiere, pur non sostituendo il dietista, può aiutare il nefrologo e il paziente praticando counselling, contribuendo alla valutazione dello stato di nutrizione, e nel rapportarsi al paziente cogliendo le difficoltà e le criticità. Tra queste, l’uso dei cibi artificiali aproteici, essenziali per garantire un adeguato apporto calorico e quindi per scongiurare una malnutrizione, può rappresentare un ostacolo alla corretta realizzazione della dieta. Questo studio si propone di esaminare il punto di vista dei pazienti nei riguardi degli alimenti aproteici, mediante un questionario originale autosomministrato e anonimo, distribuito dall’infermiere subito prima o dopo la visita ambulatoriale. Sono stati inclusi nello studio 100 pazienti consecutivi (27f, 73m, età 66.3±13.8 anni) affetti da insufficienza renale cronica (creatininemia 4.3±1.8 mg/dl), 90 a dieta ipoproteica-ipofosforica standard (0.6 g/Kg/die) e 10 a dieta fortemente ipoproteica (0.3 g/Kg/die) supplementata con amino acidi essenziali e chetoacidi, comprendenti prodotti aproteici, da almeno tre mesi. Il questionario si compone di 17 domande a risposta multipla che riguardano aspetti sociali, psicologici, economici e organolettici connessi alla dieta ipoproteica. Il 63% dei pazienti riferisce un miglioramento delle condizioni generali dopo l’inizio della dieta ipoproteica, anche se il 30% dei pazienti ha ammesso difficoltà di grado medio-grave nel praticare la dieta. Queste riguardano principalmente il gusto (45.3%), la limitazione nella scelte dei cibi (37.7%), difficoltà psicologiche (19.2 %) mentre l’uso dei prodotti aproteici incide nel 22.3%. In particolare il pane è il prodotto aproteico meno gradito (ritenuto cattivo-pessimo nel 35% dei casi), mentre la pasta è giudicata come accettabile-buona dal 92% dei pazienti. Un problema emerso chiaramente è che la quantità dei prodotti aproteici dispensati dalla Regione è insufficiente nel 60% dei casi: questo comporta un elevato rischio di mancata aderenza alle prescrizioni dietetiche, di insuccesso del trattamento e/o di malnutrizione. I risultati di questo studio, qui riportati solo in parte, focalizzano alcuni dei punti di criticità della terapia nutrizionale nel nefropatico cronico che possono essere, laddove possibile, prevenuti o affrontati precocemente. L’utilizzo del questionario può permettere poi all’infermiere di individuare le problematiche del singolo paziente e di aiutarlo a risolverle, se adeguatamente formato, o indirizzandolo ad una rivalutazione nefrologica o dietologica. L’infermiere può facilmente sviluppare e applicare competenze in ambito nutrizionale e quindi essere di grande utilità per il miglioramento della qualità dell’assistenza dell’insufficienza renale cronica, in particolare laddove la disponibilità di un dietista dedicato sia carente. Questo può permettere una più ampia diffusione e una migliore realizzazione, in termini di efficacia e sicurezza, della terapia nutrizionale nei nefropatici cronici.