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2011 Nazionale Dorigo

L'educazione terapeutica
V. Dorigo - Dolo (VE)

L'infermiere fornisce all'utente informazioni utili a rendere più agevole il suo contatto con l'insieme dei servizi sanitari. Questo concetto viene ribadito nell'art. 2 del Codice Deontologico dell'infermiere del 2009 “l'assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa”. L'infermiere è il principale operatore addetto al controllo ed alla conduzione della seduta dialitica, ed è il diretto interlocutore del paziente. Diventa così depositario di tutte le ansie, aspettative, e bisogni psicologici. L'aspetto educativo-relazionale è sempre stato mantenuto in secondo piano rispetto alle abilità tecniche richieste all' infermiere. Oggi si afferma da più fonti l’inscindibilità di questi aspetti affinché l'assistenza fornita possa essere definita di qualità. Si deve senz'altro alle intuizioni ed alle esperienze di Roger lo spostamento d'enfasi dalle abilità tecnico-procedurali alle cosiddette qualità umane (genuinità, coerenza, sensibilità, creatività) dell'infermiere. L'utente in dialisi extracorporea ha la necessità di orientarsi (anche coi familiari e caregivers) rispetto alla malattia uremica ed al trattamento sostitutivo. L’educazione è un processo interattivo focalizzato su colui che apprende: l’utente. L’educazione terapeutica è un processo educativo continuo, che deve essere riadattato continuamente al decorso della malattia. Lo scopo è fare acquisire e mantenere la capacità di gestire, in modo ottimale, la propria vita con la malattia. Il primo contatto col centro di Dialisi prevede un incontro informativo tra la Coordinatrice, l’utente, caregiver. All’utente vengono dati libretti informativi relativi agli accessi vascolari, suggerimenti dietetici. L’infermiere accoglie l’utente per la seduta dialitica nel centro di Dialisi. Attraverso l’intervista dell’utente e caregiver si rende conto delle risorse presenti, cioè sui punti di forza su cui agire. Talvolta l’arrivo dell’utente può essere anche concomitante con un problema di salute nuovo, diverso, ecco quindi la necessità di analizzare l’evento critico. Il personale infermieristico si riunisce, in seno ad ogni turno di dialisi, per analizzare e discutere i bisogni degli utenti, in dialisi extracorporea, affidati. Il tutto viene annotata all’interno del diario infermieristico del singolo utente e nella seduta dialitica giornaliera, registrazione che avviene utilizzando la rete telematica. L’utente in dialisi extracorporea generalmente presenta dei bisogni educativi comuni, soprattutto nei primi tempi. Il personale infermieristico registra scrupolosamente nella cartella infermieristica informazioni anagrafiche, il livello di dipendenza, i sintomi e la loro entità. Seguono informazioni quali la scolarità, la professione, gli orari di lavoro, le persone di supporto, informazioni sulla condizione abitatativa. Il medico registra la terapia in atto, effettua l’anamnesi, verifica e registra le condizioni di salute attuali. Durante gli accessi in dialisi per svolgere le sedute dialitiche l’utente viene reso consapevole del suo nuovo status, ed aiutato giorno per giorno a mantenere il proprio ruolo sociale. Il personale infermieristico ruota con sequenze precise nelle postazioni dialitiche. Ogni infermiere ha un percorso professionale diverso, ma l’addestramento del neoassunto in dialisi ha lo scopo di rendere tutti preparati allo stesso modo. La politica dell’ UOC prevede inoltre frequenti riunioni di gruppo, corsi di aggiornamento interni, basati sui bisogni formativi del personale. Durante l’espletamento della seduta dialitica l’infermiere ascolta e poi informa l’utente gradatamente . Vengono date nozioni relative alla malattia ed alla sua evoluzione, vengono sradicati eventuali preconcetti legati alla dialisi, usando un linguaggio chiaro, constatando ciò che è stato compreso. Si mettono in comune non solo nozioni e linee guida, ma anche valori, emozioni, critiche. Gradatamente si fanno spazio bisogni educativi un po’ piu’ complessi, riguardanti la dimensione psicoaffettiva. Ecco quindi che ogni utente ha un modo diverso di vivere la malattia, di percepire la propria immagine corporea, di affrontare i problemi clinici o altre situazioni, di avere un atteggiamento attivo o passivo. L’infermiere deve avere anche empatia con l’utente per poterlo guidare ed aiutare. Apprendere diventa sinonimo di cambiare. Il cambiamento diviene risorsa. Obiettivo dell’apprendimento è raggiungere la piena consapevolezza della propria situazione clinica e raggiungere uno stato di equilibrio. Platone diceva che la migliore medicina è l’equilibrio. Diversi studi in ambito psicologico hanno dimostrato che l'ansia, vista come paura dell'ignoto, viene significativamente ridotta quando il paziente viene informato chiaramente sulle sue condizioni e su come si intenda procedere per la gestione della sua malattia. Una completa informazione permette una più serena valutazione della malattia e della sua cura, eliminando gran parte delle paure dovute alla non conoscenza della nuova realtà nella quale ci si è venuti a trovare. Ecco quindi che il paziente nel percorso di cura può assumere un ruolo importante: dopo la piena conoscenza e l'accettazione della malattia stessa diviene fautore della sua cura attraverso la padronanza delle conoscenze e la scrupolosa osservazione delle prescrizioni mediche e delle indicazioni infermieristiche. L'educazione è una tappa fondamentale nel percorso verso il conseguimento di un miglior livello della qualità di vita della persona in dialisi; obiettivo che non può prescindere dalla sua informazione ed autonomizzazione. Nel nostro centro mensilmente viene completato una sorta di audit clinico, un tabulato in cui si raccolgono, per ogni pazienti valori ematochimici quali calcio e fosforo, l’emoglobina, il paratormone, il Kt/V, il flusso ematico, il tipo di accesso vascolare, la modalità dialitica, il ritmo di dialisi. Viene inoltre riportata la percentuale di utenti che ha raggiunto il target del prodotto calcio/ fosforo, del paratormone, dell’emoglobina. Questi indicatori ci dicono alcune cose sullo stato di salute del paziente, ed anche su come ad esempio si alimenta. La sinergia tra il personale medico ed infermieristico per aiutare ed indirizzare il paziente nell’alimentazione diventa parte integrante del processo assistenziale. Ci avvaliamo della preziosa figura della dietista, ciascuno di noi infermieri instancabilmente fornisce informazioni e nozioni che talvolta si danno per scontate, ai pazienti ed ai familiari, utilizziamo un supporto cartaceo per rafforzare il tutto, non certo per sostituire il lavoro educativo. Talvolta l’eccessivo incremento ponderale e alcuni valori ematici elevati, come ad esempio il fosforo in utenti in dialisi extracorporea da diverso tempo, diventano segnali che l’utente ha la necessità di essere aiutato a ricomporre un equilibrio che ha perso. Una persona che conosce correttamente se stessa, la malattia ed il trattamento necessario, può fornire indicazioni fondamentali rispetto all'andamento della terapia. L'autonomia ed un maggior controllo sulla terapia contribuiscono a migliorare il benessere psico-sociale dell'individuo ed a ridurre il senso di estraneità ed “intrusività” della dialisi. Il nursing persegue come fine specifico e caratterizzante lo sviluppo delle potenzialità di autocura dell’utente per quanto possibile. Migliorando la qualità di vita dell’assistito, riducendone gli accessi in ospedale, si produce anche un risparmio di risorse.