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Bevilacqua-2008-p05

 


L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA IN EMODIALISI E I BISOGNI ASSISTENZIALI DEL PAZIENTE CRONICO:
ESPERIENZA DI UN CENTRO DIALISI ROMANO 

 A. Mendini, M. Bevilacqua
UOC Nefrologia, dialisi e litotrissia Ospedale Pertini  ASL RMB  (Roma) 


Premessa
La terapia emodialitica negli ultimi anni è notevolmente migliorata grazie alla continua evoluzione tecnologica dei monitor, delle membrane e  delle terapie dialitiche; la seduta dialitica è sempre più personalizzata e sempre meglio tollerata dal paziente. E’ migliorata la clinica deI paziente in emodialisi e soprattutto la minor incidenza delle complicanze intra ed inter dialitiche ha contribuito al miglioramento della qualità della vita. Ma l’evoluzione tecnologica e scientifica è in grado di soddisfare tutti i bisogni dei nostri pazienti? Se il benessere fisico incide sulla qualità della vita, sicuramente l’aspetto psicologico e sociale dei nostri pazienti deve ancora essere indagato e migliorato.
 
Scopo del lavoro
Il presente lavoro è stato progettato per indagare i bisogni psicologici dei pazienti in emodialisi cronica. Lo scopo principale è gettare le basi per un progetto di miglioramento dell’assistenza soprattutto per quei bisogni non strettamente correlati all’aspetto clinicoterapeutico. 
 
Materiali e metodi
Il centro dialisi dell’UOC Nefrologia Dialisi Litotrissia accoglie 39 pazienti in trattamento emodialitico cronico: 10 donne e 29 uomini (F 25,6% - M 74,4%), di età compresa tra i 32 e i 79 anni (suddivisione in classi di età).
Allo scopo di valutare i bisogni psico-sociali dei nostri pazienti abbiamo scelto di somministrare il questionario “Inventario pluridimensionale per il paziente in emodialisi”.(Stefano Biasioli, Dir. II° livello Servizio di Nefrologia e Emodialisi Paolo Ballaben, Ospedale di Legnago - AULSS 21 (VR) Psicologo – Psicoterapeuta, consulente Psicologia Ospedaliera)  perché rappresentava lo strumento che meglio si adattava al nostro scopo.

Il questionario è composto da 24 items (affermazioni) per i quali i pazienti hanno espresso il proprio accordo/disaccordo su una scala Likert a quattro punti: falso, parzialmente falso, parzialmente vero, vero.

I 24 items si raggruppano in sei dimensioni che meglio possono indagare la qualità di vita del paziente:

- 1   situazione familiare

- 2   rapporto con il proprio corpo

- 3   bisogno di bere

- 4   vita quotidiana

- 5   bisogno di supporto relativo al trattamento emodialitico

- 6   percezione della propria malattia.
 
Per ogni dimensione è stato calcolato il punteggio soglia corrispondente al punteggio medio. Il superamento di questo valore rappresentava la presenza o meno di una criticità per la dimensione considerata. In riferimento alle dimensioni 1, 2, 3, 4, e 6 il punteggio critico si ottiene quando il risultato è inferiore alla media, mentre per la dimensione 5 quando è superiore al punteggio medio. 
Risultati
Nell’analisi dei risultati ottenuti abbiamo considerato solo i 21 questionari compilati correttamente sui 39 sottoposti in sede di indagine (53,8 %).
I nostri risultati evidenziano un punteggio critico nella dimensione numero 4 e 5 cioè quelle riguardanti il bisogno di supporto relativo al trattamento emodialitico e la vita quotidiana. 
In particolare il 68% dei pazienti afferma di aver bisogno di  maggiori informazioni sulla diagnosi e il   30% di sentire il bisogno di parlare con uno psicologo.
Il 43% dei pazienti afferma che il fatto di non poter bere liberamente causa ancora più sete.
 
Conclusioni
La dialisi è una terapia dove l’utilizzo di apparecchiature sofisticate spesso mette in secondo piano l’aspetto umano e psicologico della relazione con il paziente; così problemi quali la sete, l’aumento di peso tra una dialisi e l’altra, l’iperpotassiemia, la dipendenza dalla macchina e la modificazione dell’immagine corporea vengono spesso trascurati dal personale sanitario.
Il presente lavoro dimostra come i problemi messi in evidenza dalle sei dimensioni indagate siano ancora irrisolti e che esiste nei nostri pazienti l’esigenza di sviluppare capacità  di  “gestione attiva” , “ risoluzione dei problemi”, “risposta efficace”  e quant’ altro gli permetta di diventare protagonista della propria vita nonostante le limitazioni e i problemi che derivano dalla malattia cronica.
In altre parole il personale sanitario deve aiutare il  paziente ad attivare le strategie  di coping sia per la risoluzione pratica di un problema, sia per la gestione delle proprie emozioni e dello stress; attivare quindi un progetto di miglioramento dell’assistenza  attraverso il lavoro dell’equipe multidisciplinare. Per gli operatori sanitari tener conto degli aspetti psicologici significa avere a disposizione più strumenti di cura e contribuire ad “umanizzare” gli interventi tecnici e specialistici.