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Fittipaldi-2008-10

 


Il ruolo clinico, relazionale e comunicativo dell’Infermiere nella organizzazione di un Ambulatorio di Predialisi
- Una esperienza di un anno
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 E. Fittipaldi, M.C. De Lorenzo, E. Vitale, A. De Biase
- U.O. Semplice di Nefrologia e Dialisi. Ospedale San Giovanni – Chiaromonte (PZ) -ASL n°3-Regione Basilicata


La Insufficienza Renale Cronica ha un decorso lento e progressivo, di solito della durata di anni, che procede di pari passo con l’instaurarsi del danno renale e che assume gravità crescente.

Viene classificata in vari stadi a secondo del declino del Filtrato Glomerulare; secondo le linee guida (KDOQI)
un valore di Filtrato inferiore a 30 ml/m individuano una IRC grave (4° stadio)
e, se inferiore a 15 ml/m, una IRC terminale o un paziente in dialisi (5°stadio).

Le azioni cliniche  differiscono nei vari stadi: nei primi tre le azioni indicate sono: la diagnosi e terapia della IRC e delle sue comorbidità riducendo il rischio di malattia cardiovascolare, il rallentare la sua progressione, la identificazione delle complicanze e la loro terapia.
Nel 4° stadio si entra nella fase più delicata in cui è particolarmente indicata  la gestione clinica da parte del medico nefrologo per la maggiore evidenza di fattori di rischio e  complicanze.
In questo stadio viene indicata, oltre alle azioni degli stadi precedenti, la preparazione alla terapia sostitutiva: si tratta di un momento particolare in cui emerge evidente il ruolo della medicina sia come scienza che studia e cura le malattie, sia quello che comprende le sofferenze del paziente e se ne prende cura.
Prestando ascolto al paziente emergono dati che si riferiscono più al modo con il quale è vissuta la malattia e la più vicina prospettiva della dialisi, che sintomi molte volte non presenti.

“Mi sono sentita cadere il mondo addosso” – “ E’ vero che non potrò più bere?” 

(A.F. di anni 32 seguita da anni in ambulatorio - alcuni mesi prima di iniziare dialisi)

“Ho pensato che non avrei potuto più muovermi e  viaggiare”

(G.L. di anni  59 -quando gli è stato detto che avrebbe dovuto continuare a fare dialisi)

Si rende necessaria più che una informazione tecnica una comunicazione efficace da parte di tutti gli operatori sanitari, tra i quali gli infermieri svolgono un ruolo decisivo: essi, anche a volte in modo spontaneo ed involontario, acquisiscono una competenza comunicativa naturale.
Una comunicazione esperta è fondamentale per la riuscita stessa delle cure, per stimolare un ruolo attivo del paziente evitando fenomeni quali la scarsa aderenza alle terapie.
La organizzazione di un ambulatorio di Predialisi dovrebbe essere un preciso obiettivo in qualsiasi centro nefrologico anche se satellite o non munito di degenza autonoma con una caratterizzazione pluridisciplinare ed una presenza infermieristica attiva con ruolo ben definito.
Il nostro centro è situato in un Distretto montano con una popolazione sparsa di circa 30.000 abitanti con una distanza 120-150 Km ed un tempo di  80’-100’ minuti di percorrenza dalle due U,O, complesse della nostra regione: nonostante ovvie difficoltà abbiamo deciso, tutti insieme medici ed infermieri, di affiancare un ambulatorio Predialisi a quello di Nefrologia.
Abbiamo discusso un protocollo in cui abbiamo indicato:

1) la composizione di una equipe di tre I.P. oltre ai nostri medici

2) i requisiti per la ammissione dei pazienti e loro l’accesso diretto

3) un percorso comunicativo con 4 schede anche al fine di evitare discordanza di messaggi.

Abbiamo individuato  i seguenti campi di intervento con segnalazione da parte dell’operatore dei livelli a suo giudizio raggiunti dal singolo paziente:

1) Concetto di I.R.C., della malattia di base, delle sue complicanze e  possibilità terapeutiche

2)Varie modalità di trattamento sostitutivo

3) Sintomatologia intradialitica

4)Eventuale inserimento in lista trapianto.

5)Consenso informato.

Alcuni campi possono essere di competenza specifica del medico, altri sono specifici dell’infermiere, altri sono comuni. E’ previsto l’ingresso in sala dialisi del paziente dopo che egli  ha acquisito conoscenza delle due modalità di dialisi e quindi il consenso verso il futuro prossimo ingresso in emodialisi. Vengono fatte conoscere tra l’altro direttamente le modalità di accesso vascolare, la tecnica dialitica anche attraverso la conoscenza degli altri pazienti in dialisi che a loro volta assumono un ruolo di formatori.

Conclusioni: I primi dati sono molto positivi valutando la percezione dei nuovi pazienti all’ ingresso in dialisi rispetto ai precedenti. Sono in programma incontri tra gruppi di pazienti, medico, infermiere, psicologo, assistente sociale. Un questionario sulla Qualità percepita sarà  diffuso tra i pazienti con CrCl<30 ml/m con l’obiettivo di recepire suggerimenti per potere ancora migliorare la nostra offerta.